Ti trovi a passeggiare per i vicoli di Bari Vecchia, magari dopo aver assaggiato un panzerotto ancora bollente, quando sbuchi in una piazza che sembra uscita da un quadro rinascimentale. È Piazza Mercantile, e proprio lì, in un angolo che i turisti spesso ignorano inseguendo l’ennesimo selfie, si erge un monumento che racconta una storia piuttosto inquietante: la Colonna Infame di Bari.
Non lasciarti ingannare dal nome. Questa non è la colonna infame di manzoniana memoria, quella milanese legata alla peste del 1630. Qui siamo nel profondo Sud, e la faccenda ha tutt’altro sapore – un sapore che sa di giustizia sommaria, mercanti disperati e pubblico ludibrio sotto il sole mediterraneo.
Dove si trova esattamente e come raggiungere la Colonna della Giustizia di Piazza Mercantile
La Colonna della Giustizia – questo il suo nome ufficiale, decisamente meno evocativo – si trova sul lato ovest di Piazza Mercantile, nel quartiere San Nicola, il cuore pulsante di quella che i baresi chiamano semplicemente “Bari Vecchia”. Un tempo la piazza era il centro nevralgico della città medievale: qui si teneva il mercato, si concludevano affari e, a quanto pare, si regolavano anche i conti con chi quegli affari li aveva combinati male.
Per arrivarci, se vieni da Piazza del Ferrarese (quella che si affaccia sul lungomare), ti basta infilarti nel centro storico e camminare per un paio di minuti. Impossibile perdersi, anche se i vicoli di Bari Vecchia farebbero impazzire qualsiasi navigatore satellitare. Vedrai il Palazzo del Sedile sulla tua destra, poi la Fontana della Pigna – una fontana che zampilla da quasi ottocento anni – e infine, appartata ma fieramente piantata nel suo angolo, la nostra colonna.
La storia della Colonna infame di Bari: tra viceré spagnoli e leoni romani

La versione tradizionale della storia vuole che la Colonna Infame di Bari sia stata eretta a metà del Cinquecento per volere di Pietro di Toledo, viceré spagnolo di Napoli. L’idea era semplice e brutalmente efficace: creare un luogo dove esporre al pubblico ludibrio i debitori insolventi, i falliti e i bancarottieri. Una sorta di rating creditizio medievale, solo che invece di un punteggio ricevevi l’umiliazione di un intero quartiere.
Ma qui la faccenda si fa interessante, perché gli studiosi non sono affatto d’accordo su questa ricostruzione. L’archeologo tedesco Franz Oelmann, per esempio, data la statua barese agli inizi del XII secolo, durante l’era normanna. Lo storico Luigi Todisco va ancora più indietro: sostiene che il leone alla base sia di origine romana, realizzato tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. – il che lo renderebbe una delle pochissime testimonianze dell’epoca romana ancora visibili in città.
La teoria più affascinante è quella che vede il leone come elemento di spoglio, cioè recuperato da una tomba più antica e riutilizzato secoli dopo. I Normanni, secondo alcuni ricercatori, lo avrebbero portato a Bari dalla Puglia centro-settentrionale tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, trasformandolo in simbolo del potere giudiziario. Un’operazione di riciclo creativo ante litteram.
Custos Iusticiae: anatomia di un monumento

Fermati un momento a osservare la struttura. La Colonna Infame di Bari poggia su una piattaforma concentrica formata da quattro gradini bassi e circolari – quasi un piccolo palcoscenico, se ci pensi. Al centro svetta una colonna di marmo bianco, sormontata da una sfera in pietra che alcuni identificano come una palla di cannone, altri come una sfera di balista.
Ma il vero protagonista è lui: il leone accovacciato alla base. È realizzato in breccia calcarea, alto circa novanta centimetri e lungo un metro e quaranta. Ha una testa tondeggiante, leggermente spostata verso destra, con occhi grandi e sbarrati che sembrano fissarti con disapprovazione eterna. La bocca è spalancata, le fauci mostrano zanne che il tempo ha reso meno minacciose ma non meno espressive.
La cosa più importante, però, è il collare che porta al collo. Lì troverai incisa la scritta “CUSTOS IUSTICIAE” – custode della giustizia. Tra le zampe anteriori stringe uno scudo triangolare, ormai illeggibile, che probabilmente un tempo recava lo stemma della città. Il tempo e le intemperie hanno cancellato quasi ogni traccia.

E qui arriviamo alla parte che tutti vogliono sapere: cosa succedeva esattamente a chi finiva legato alla Colonna Infame di Bari? La tradizione popolare racconta che i malcapitati venissero svestiti dalla cinta in giù – dettaglio che aggiungeva umiliazione all’umiliazione – e fatti sedere sul leone, con le mani legate al pilastro e il fondoschiena esposto agli sguardi (e probabilmente agli ortaggi marci) degli spettatori.
Era una punizione pensata non tanto per infliggere dolore fisico, quanto per distruggere la reputazione. In una società dove il credito commerciale si basava sulla parola data e sulla fiducia personale, essere esposti come debitori insolventi equivaleva a una morte sociale. Nessuno ti avrebbe più fatto credito, nessuno avrebbe più voluto fare affari con te. Il leone che custodiva la giustizia era, in un certo senso, anche il cane da guardia del sistema economico.
Piazza Mercantile: tutto quello che c’è intorno
Sarebbe un peccato visitare la Colonna Infame di Bari e ignorare tutto il resto. Piazza Mercantile è un piccolo museo a cielo aperto, e merita almeno un’ora del tuo tempo.
Sul lato est trovi il Palazzo del Sedile, un edificio cinquecentesco che ospitava il consiglio cittadino e oggi è sede di esposizioni temporanee. Accanto, la Fontana della Pigna continua a zampillare acqua come fa dal Duecento – una delle fontane più antiche della città.
Poco distante, verso il porto, c’è il Palazzo delle Dogane, testimonianza del passato mercantile di Bari come porto adriatico. E se cammini ancora un po’ nella direzione opposta, passerai davanti alla casa natale di Niccolò Piccinni, il compositore barese del Settecento che fece impazzire le corti europee con le sue opere.
Consigli pratici per la visita

La Colonna Infame di Bari è sempre accessibile, giorno e notte, senza biglietto d’ingresso. Piazza Mercantile è particolarmente suggestiva al tramonto, quando la luce dorata illumina le facciate degli edifici storici e le ombre si allungano sulla pavimentazione in pietra.
Se visiti Bari Vecchia d’estate, preparati al caldo e porta dell’acqua. I vicoli offrono poca ombra nelle ore centrali della giornata. Il momento migliore è la mattina presto o il tardo pomeriggio, quando i baresi cominciano a uscire per la passeggiata serale e la città vecchia si anima di voci e profumi.
Un ultimo consiglio: dopo aver visitato la colonna, fermati in uno dei bar della piazza per un caffè. Siediti, osserva il via vai, e prova a immaginare come doveva essere questo stesso luogo cinquecento anni fa. Il leone è ancora lì, con i suoi occhi spalancati. Chissà quante storie ha visto passare davanti a sé – e quante ne ha custodite in silenzio.
Un monumento che racconta molto di noi
La Colonna Infame di Bari è uno di quei luoghi che ti fanno riflettere su come cambiano – e su come restano uguali – le società umane. L’ossessione per il debito, la paura del fallimento, il bisogno di punire pubblicamente chi sgarra: sono temi che ritroviamo anche oggi, solo con strumenti diversi. Invece della gogna in piazza abbiamo le centrali rischi, le segnalazioni creditizie, i post sui social media.
Ma il leone continua a stare lì, impassibile, custode di una giustizia che non esiste più. E forse è proprio questo il suo fascino: essere un ponte silenzioso tra il passato e il presente, un promemoria di pietra che ci ricorda quanto siamo cambiati – e quanto, in fondo, siamo rimasti gli stessi.











