Un castello senza fossato. Senza ponte levatoio. Senza feritoie per gli arcieri. Eppure lo chiamano castello. Castel del Monte si staglia sull’altopiano della Murgia a 540 metri di quota, una massa ottagonale di pietra calcarea che domina il paesaggio pugliese da quasi otto secoli. Quando lo vedi apparire dopo una curva della provinciale 234, la prima reazione è lo spaesamento: questo edificio non somiglia a nulla che tu abbia mai visto in Puglia e nel resto d’Italia.
Federico II di Svevia lo fece costruire intorno al 1240 nel territorio di Andria. Otto lati, otto torri, una geometria così perfetta da sembrare il disegno di un matematico più che il progetto di un architetto. Dal 1996 è nella lista UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità, ma le domande sul suo scopo restano aperte. Residenza di caccia? Tempio del sapere? Simbolo del potere imperiale? Forse tutte queste cose insieme. Per scoprirlo, devi entrare.
Chi era Federico II di Svevia

Federico II nacque a Jesi nel 1194, figlio dell’imperatore Enrico VI di Svevia e di Costanza d’Altavilla, ultima erede della dinastia normanna che governava il Regno di Sicilia. Rimasto orfano a soli quattro anni, crebbe a Palermo sotto la tutela di papa Innocenzo III, circondato da una corte dove convivevano culture diverse: normanni, arabi, greci, ebrei, italiani.
Questa educazione multiculturale plasmò un sovrano unico nel panorama medievale. Federico parlava sei lingue (latino, greco, arabo, siciliano, tedesco, francese), scriveva poesia in volgare siciliano contribuendo alla nascita della letteratura italiana, e coltivava interessi scientifici insoliti per un monarca del suo tempo. Il suo trattato De arte venandi cum avibus (L’arte di cacciare con gli uccelli) è ancora oggi considerato un capolavoro di ornitologia medievale, basato sull’osservazione diretta della natura anziché sulla ripetizione di fonti classiche.
Nel 1220 venne incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero da papa Onorio III. Da quel momento governò un territorio che si estendeva dalla Germania alla Sicilia, passando per l’Italia settentrionale e il Regno di Gerusalemme, che ottenne attraverso la Sesta Crociata nel 1229 — l’unica crociata conclusa senza spargimento di sangue, grazie alla sua capacità diplomatica.
I contemporanei lo chiamavano Stupor Mundi, la meraviglia del mondo. Per alcuni era un sovrano illuminato, precursore dell’Umanesimo. Per altri, in particolare per i papi con cui fu in perenne conflitto, era l’Anticristo. Federico morì nel 1250 a Fiorentino di Puglia, non lontano da Castel del Monte, lasciando un’eredità politica destinata a dissolversi rapidamente ma un’impronta culturale che dura ancora oggi.
I castelli di Federico II in Puglia
Castel del Monte non nacque isolato. Federico II fece costruire e ristrutturare una fitta rete di fortificazioni nell’Italia meridionale, con particolare concentrazione in Puglia e Basilicata. Questa regione, che l’imperatore chiamava “pupilla dei miei occhi”, era strategica per il controllo del Mediterraneo e costituiva il cuore della cosiddetta Puglia Imperiale.
Tra i castelli federiciani più importanti puoi visitare il Castello Normanno-Svevo di Bari, ricostruito da Federico II sulle fondamenta di una precedente fortezza normanna e oggi sede della Soprintendenza; il Castello di Trani, affacciato direttamente sul mare, iniziato nel 1233 come presidio costiero; il Castello di Gioia del Colle, dove secondo la leggenda nacque Manfredi, figlio naturale dell’imperatore; il Castello di Lagopesole in Basilicata, ultima residenza di Federico; e il Castello di Lucera, dove l’imperatore trasferì un’intera comunità di saraceni siciliani, creando una colonia musulmana nel cuore dell’Italia cristiana.
Ciascuno di questi castelli aveva funzioni specifiche: difesa costiera, controllo del territorio, residenza imperiale. Questo maniero, però, sfugge a ogni classificazione. Non si trova lungo vie di comunicazione importanti, non presidia confini, non ha caratteristiche difensive. Questa anomalia ha alimentato secoli di speculazioni sulla sua vera natura.
Perché è famoso Castel del Monte?
Castel del Monte deve la sua fama a una combinazione di fattori che lo rendono unico nel panorama dell’architettura medievale. Il primo elemento è la perfezione geometrica della sua pianta: un ottagono regolare con otto torri ottagonali agli spigoli, una simmetria così rigorosa da sembrare più il prodotto di un teorema matematico che di un progetto edilizio.
Il secondo elemento è il mistero della sua funzione. Non è un castello difensivo: mancano fossato, ponte levatoio, merlature, caditoie, feritoie. Non è una residenza abitativa: mancano cucine, stalle, magazzini, una stanza del trono, persino una camera da letto identificabile come tale. Non è un edificio religioso, eppure la sua pianta ottagonale richiama quella dei battisteri e della Cupola della Roccia a Gerusalemme.
Il terzo elemento è la qualità dell’esecuzione. Ogni dettaglio architettonico rivela una padronanza tecnica straordinaria: le volte a crociera costolonata delle sale, i portali in breccia corallina, le colonne in marmo cipollino, i capitelli scolpiti con motivi vegetali e figure umane. Tutto parla di un committente colto, esigente, capace di attingere a tradizioni diverse — romanica, gotica, islamica, classica — fondendole in un linguaggio originale.
Infine, c’è la forza iconica dell’immagine. La sagoma di Castel del Monte è diventata un simbolo riconoscibile in tutto il mondo: compare sulla moneta italiana da 1 centesimo di euro, è stata usata come logo turistico della Puglia, appare in documentari, film, libri. È uno di quei monumenti che si riconoscono al primo sguardo, come il Colosseo o la Torre Eiffel.
A cosa serviva Castel del Monte?

È la domanda che storici, architetti e appassionati si pongono da secoli. L’unico documento certo è una lettera del 1240 in cui Federico II ordina al giustiziere di Capitanata di reperire materiali “pro castro quod apud Sanctam Mariam de Monte fieri volumus” — per il castello che vogliamo costruire presso Santa Maria del Monte. Nient’altro. Nessuna indicazione sulla funzione prevista.
Le ipotesi si sono moltiplicate nel tempo. La più accreditata tra gli storici vede Castel del Monte come una residenza di caccia. Federico II era un appassionato falconiere e la Murgia offriva selvaggina abbondante. Il castello avrebbe fatto parte di un sistema di domus solaciorum, residenze destinate allo svago del sovrano, disseminate nel territorio pugliese. Le dimensioni contenute e l’assenza di strutture di servizio si spiegherebbero con soggiorni brevi, durante i quali l’imperatore si spostava con il suo seguito itinerante.
Un’altra ipotesi interpreta il maniero come un edificio di rappresentanza, un luogo dove ricevere ospiti illustri, celebrare cerimonie, impressionare ambasciatori e delegazioni straniere. La magnificenza degli interni originari — oggi spogli ma un tempo rivestiti di marmi, mosaici e affreschi — supporterebbe questa lettura.
Alcuni studiosi hanno proposto che fosse un centro di studi, una sorta di accademia dove Federico II riuniva i dotti della sua corte. La posizione isolata e la struttura con sale comunicanti tra loro creerebbero un ambiente adatto alla riflessione e al dibattito intellettuale.
La verità è che probabilmente il maniero assolveva funzioni diverse a seconda delle circostanze, come molte residenze medievali. Ma resta l’impressione che Federico II volesse soprattutto lasciare un segno, costruire un monumento alla propria visione del mondo, tradurre in pietra la sua concezione del potere imperiale.
Castel del Monte è un luogo esoterico?
Intorno a Castel del Monte si è sviluppata una letteratura esoterica che attribuisce all’edificio significati occulti, legami con i Templari, funzioni astronomiche, riferimenti alchemici. Alcune di queste interpretazioni hanno basi concrete, altre sono fantasie senza fondamento.
Partiamo dai fatti verificabili. L’orientamento del portale principale è studiato con precisione: nei giorni degli equinozi di primavera e autunno, alle ore 8 del mattino, i raggi del sole attraversano la finestra della facciata posteriore, attraversano il cortile interno e illuminano la parete del vestibolo d’ingresso. All’interno, durante il solstizio d’inverno, un raggio di luce colpisce un punto preciso del pavimento. Questi allineamenti astronomici sono documentati e misurabili.
Anche la ricorrenza del numero otto ha basi oggettive: otto lati, otto torri, otto sale per piano, otto elementi decorativi in molti capitelli. L’ottagono nella simbologia medievale rappresentava la resurrezione e la vita eterna — non a caso era la forma dei battisteri cristiani. Ma era anche una figura geometrica cara alla tradizione islamica, che Federico II conosceva bene.
I due leoni che fiancheggiano il portale d’ingresso sono orientati verso i punti in cui sorge il sole ai solstizi d’estate e d’inverno. Le proporzioni dell’edificio seguono rapporti matematici precisi, basati sulla sezione aurea e su moduli geometrici riconducibili alla tradizione pitagorica.
Detto questo, molte interpretazioni esoteriche forzano i dati o inventano di sana pianta. Non esistono prove di un legame tra questa roccaforte e l’ordine dei Templari, sciolto nel 1312. L’idea che fosse un tempio iniziatico o un laboratorio alchemico non ha riscontri documentali. La teoria secondo cui riprodurrebbe la posizione di una costellazione è stata smentita dagli astronomi.
Quello che possiamo dire con certezza è che Castel del Monte riflette la cultura enciclopedica di Federico II, che comprendeva astronomia, matematica, geometria, filosofia naturale. Era un sovrano che cercava di comprendere le leggi dell’universo e che volle tradurre quella ricerca in un edificio. Se questo basti a definirlo “esoterico” è questione di definizioni.
Cosa vedere dentro Castel del Monte

L’interno di Castel del Monte oggi appare spoglio, quasi severo. Nel corso dei secoli l’edificio è stato depredato di tutto: i rivestimenti in marmo, i mosaici pavimentali, gli arredi, le sculture decorative. Quello che vedi oggi è l’ossatura architettonica nuda, che però conserva elementi di grande interesse.
Il portale d’ingresso
L’accesso al castello avviene attraverso un portale monumentale in breccia corallina, una pietra rossastra estratta dalle cave di Trani. L’arco a sesto acuto di ispirazione gotica è incorniciato da due colonne scanalate e sormontato da un timpano triangolare di gusto classico. Ai lati, due nicchie ospitavano le statue di leoni oggi conservate altrove. L’effetto complessivo è di solenne maestà, un biglietto da visita che annuncia la grandezza di ciò che troverai all’interno.
Il cortile interno
Superato il vestibolo d’ingresso, accedi al cortile centrale, anch’esso ottagonale. Le pareti sono scandite da arcate cieche e da finestre che illuminano le sale dei due piani. Un tempo il pavimento era rivestito di marmo e al centro si trovava probabilmente una vasca. Oggi il cortile è a cielo aperto, ma alcuni studiosi ritengono che in origine fosse coperto da una cupola o da un velario.
Le sale del piano terra
Le otto sale del piano terra hanno pianta trapezoidale e sono coperte da volte a crociera costolonata. Le nervature delle volte convergono su capitelli figurati di grande qualità scultorea: puoi riconoscere foglie d’acanto, grappoli d’uva, figure umane, teste coronate. Alcune sale comunicano tra loro attraverso porte interne, altre sono accessibili solo dal cortile. La pietra calcarea locale, porosa e chiara, crea un’atmosfera luminosa anche negli ambienti più interni.
Le scale a chiocciola
Tre delle otto torri angolari contengono scale a chiocciola che collegano i due piani. Queste scale sono capolavori di ingegneria medievale: i gradini, ricavati in un unico blocco di pietra, si avvolgono intorno a un perno centrale con una precisione millimetrica. La luce filtra da feritoie strombate, creando un effetto di chiaroscuro che accompagna la salita.
Le sale del primo piano
Il piano superiore ripete la struttura del piano terra ma con un’altezza maggiore e finiture più raffinate. Le sale erano probabilmente destinate alla vita del sovrano e dei suoi ospiti, mentre il piano terra aveva funzioni di servizio. I pavimenti originari, in mosaico o opus sectile, sono andati perduti. Le finestre bifore con colonnine centrali illuminano gli ambienti e offrono scorci sul paesaggio murgiano.
Il sistema idraulico
Uno degli aspetti più sorprendenti del castello è il sistema di raccolta e distribuzione dell’acqua, all’avanguardia per l’epoca. Cinque delle otto torri contengono cisterne che raccoglievano l’acqua piovana convogliata dalle terrazze. Alcune sale conservano tracce di vasche e canalizzazioni. Ogni piano disponeva di latrine con scarico a caduta — un comfort raro nel XIII secolo.
Quanti piani e stanze ha Castel del Monte?

Castel del Monte si sviluppa su due piani fuori terra più una terrazza calpestabile. La struttura complessiva comprende sedici sale principali (otto per piano), tutte a pianta trapezoidale, disposte a corona intorno al cortile centrale ottagonale.
Al piano terra le otto sale hanno un’altezza di circa 7 metri e coprono una superficie complessiva di circa 320 metri quadrati. Al primo piano l’altezza aumenta a circa 8 metri, con sale leggermente più ampie. A queste si aggiungono gli ambienti ricavati all’interno delle otto torri angolari: tre ospitano le scale a chiocciola, cinque contengono servizi igienici e cisterne.
La terrazza sommitale, accessibile dalle scale, offre una vista a 360 gradi sulla Murgia circostante. In origine era probabilmente protetta da un parapetto merlato, oggi scomparso. L’altezza complessiva dell’edificio è di circa 24 metri.
Chi ha costruito e chi abitava Castel del Monte?

Il committente di Castel del Monte fu Federico II di Svevia, che nel 1240 ordinò l’avvio dei lavori. Non conosciamo con certezza il nome dell’architetto. Secondo alcune fonti, il sovrano avrebbe progettato personalmente l’edificio senza affidarsi al suo architetto di corte, Riccardo da Lentini, responsabile invece del Castello Maniace a Siracusa. L’ipotesi non è inverosimile, data la passione di Federico per la matematica e la geometria.
Quanto agli abitanti, non esistono documenti che attestino una presenza stabile di Federico II a Castel del Monte. Il sovrano era per natura itinerante, spostandosi continuamente attraverso i suoi domini con una corte mobile che comprendeva funzionari, soldati, falconieri, studiosi e un intero serraglio di animali esotici. È probabile che il maniero fosse una delle molte tappe dei suoi spostamenti in Puglia, forse utilizzata durante le battute di caccia.
Dopo la morte di Federico II nel 1250 e la caduta della dinastia sveva, il castello passò agli Angioini. Nel 1266 vi furono imprigionate tre nipoti dell’imperatore, che vi morirono dopo trent’anni di detenzione. Nel corso dei secoli successivi l’edificio fu utilizzato come carcere, poi come rifugio per pastori e briganti, infine abbandonato e depredato di ogni elemento asportabile.
Che stile è Castel del Monte?

Definire lo stile di questo maniero è un esercizio di equilibrismo: ogni tentativo di classificazione si scontra con la natura eclettica dell’edificio, che fonde elementi di tradizioni diverse in una sintesi originale.
Gli archi a sesto acuto dei portali e delle finestre, le volte a crociera costolonata con nervature a fascio, le mensole a testa umana o animale rimandano all’architettura gotica cistercense, diffusa in Europa nel XII-XIII secolo. Federico II aveva conosciuto questa tradizione in Germania e in Francia e la aveva importata nei suoi domini italiani.
I portali con colonne scanalate, i timpani triangolari, i capitelli corinzi e l’uso di marmi policromi richiamano invece l’architettura romana classica, di cui la Puglia conservava numerose rovine. Federico II, che si considerava erede degli imperatori romani, attinse consapevolmente a questo repertorio per legittimare il proprio potere.
La pianta ottagonale, la simmetria rigorosa, l’attenzione alla luce e alle proporzioni geometriche mostrano influenze islamiche, mediate probabilmente dalla tradizione arabo-normanna della Sicilia dove Federico era cresciuto. Alcune decorazioni scultoree presentano motivi vegetali stilizzati tipici dell’arte fatimide.
Gli studiosi parlano di sincretismo culturale o di stile federiciano per indicare questa fusione di elementi eterogenei. Castel del Monte non è gotico, non è romanico, non è islamico: è tutte queste cose insieme, ricomposte secondo una visione unitaria che riflette l’enciclopedismo del suo committente. È un edificio che parla il linguaggio del potere imperiale, mescolando i codici di tutte le culture che Federico II governava.
Visita a Castel del Monte: informazioni pratiche
Il castello è gestito dalla Direzione Regionale Musei Puglia ed è aperto al pubblico tutto l’anno. Gli orari variano a seconda della stagione: in estate l’apertura è prolungata fino al tramonto, in inverno la chiusura è anticipata nel tardo pomeriggio. Ti consiglio di verificare sempre sul sito ufficiale prima della visita.
Il biglietto d’ingresso ha un costo contenuto, con riduzioni per giovani, studenti e over 65. L’ingresso è gratuito la prima domenica di ogni mese e in alcune giornate speciali. È possibile acquistare i biglietti online o direttamente alla biglietteria.
L’area intorno al castello è stata sistemata come parco pubblico con parcheggi, servizi igienici, un punto ristoro e un bookshop. Dal parcheggio al castello devi percorrere circa 500 metri in salita, su un vialetto lastricato. Non esistono mezzi di trasporto interni, quindi considera questo aspetto se hai difficoltà motorie.
Quanto dura la visita a Castel del Monte?
La durata della visita dipende dal tuo livello di interesse e dalla modalità scelta. Per un giro rapido delle sale, senza soffermarti troppo sui dettagli, calcola circa 45 minuti – 1 ora. Se vuoi osservare con attenzione i capitelli, le volte, il sistema costruttivo e scattare fotografie, prevedi almeno 1 ora e mezza.
Se partecipi a una visita guidata, la durata standard è di circa 1 ora, durante la quale la guida illustra la storia del castello, i suoi elementi architettonici e le principali interpretazioni simboliche. Le visite guidate sono particolarmente consigliate per apprezzare dettagli che sfuggirebbero a un visitatore non esperto.
Aggiungi al tempo interno anche la passeggiata dal parcheggio (10-15 minuti all’andata, altrettanti al ritorno) e una sosta per ammirare l’esterno del castello da diverse angolazioni. Il momento ideale per le fotografie è la mattina presto o il tardo pomeriggio, quando la luce radente esalta i volumi dell’edificio.
Si può visitare Castel del Monte senza guida?
Sì, Castel del Monte è visitabile liberamente senza obbligo di visita guidata. All’interno trovi pannelli informativi in italiano e inglese che forniscono le informazioni essenziali sulla storia e l’architettura del castello. È disponibile anche un’audioguida a noleggio.
Tuttavia, il mio consiglio è di valutare seriamente la visita guidata, soprattutto se è la tua prima volta. Castel del Monte non è un monumento che si spiega da solo: le sue particolarità architettoniche, i riferimenti simbolici, le ipotesi interpretative richiedono un racconto competente per essere compresi e apprezzati. Una guida esperta può mostrarti dettagli che altrimenti non noteresti — l’orientamento astronomico delle finestre, la logica distributiva delle sale, i significati nascosti nei capitelli.
Le visite guidate sono organizzate sia dalla direzione del museo sia da associazioni locali abilitate. Puoi prenotarle in anticipo online o, a volte, trovarle disponibili al momento presso la biglietteria. In alta stagione la prenotazione anticipata è raccomandata.
Come arrivare a Castel del Monte
In auto
Il maniero si trova nel territorio del comune di Andria, in provincia di Barletta-Andria-Trani, all’interno del Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Se arrivi dall’autostrada A14 Adriatica, l’uscita più comoda è Andria-Barletta. Da lì segui le indicazioni per Castel del Monte lungo la strada provinciale 234: il percorso è ben segnalato e in circa 20 minuti raggiungi il parcheggio del castello. Da Bari la distanza complessiva è di circa 55 chilometri, da Foggia circa 105 chilometri.
Con i mezzi pubblici
Raggiungere il castello con i mezzi pubblici richiede pazienza e pianificazione. Non esistono collegamenti ferroviari diretti: la stazione più vicina è quella di Andria, servita dalla linea Bari-Barletta delle Ferrovie del Nord Barese. Da Andria puoi prendere un autobus delle Ferrovie del Gargano che sale al castello, ma le corse sono limitate, soprattutto fuori stagione. Verifica sempre gli orari aggiornati sul sito della compagnia.
Un’alternativa sono i tour organizzati che partono da Bari, Trani o altre città pugliesi e includono il trasporto, l’ingresso e spesso una guida. Questa soluzione è comoda se non disponi di un’auto e vuoi evitare le complicazioni dei mezzi pubblici.
Quando visitare
Il momento migliore per visitare il castello è la primavera (aprile-maggio) o l’autunno (settembre-ottobre), quando il clima è mite e l’afflusso turistico più contenuto. In estate le temperature sull’altopiano murgiano possono superare i 35 gradi e il sole picchia senza riparo: se vieni in questo periodo, scegli le prime ore del mattino o il tardo pomeriggio. L’inverno è meno frequentato ma offre luci particolari, soprattutto nelle giornate limpide dopo la pioggia.
Cosa vedere nei dintorni
Castel del Monte si trova nel cuore del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, un’area protetta di grande interesse naturalistico. Il paesaggio è quello tipico dell’altopiano carsico: distese di pietra affiorante, muretti a secco, pascoli, boschi di querce e roverelle. Se hai tempo, percorri uno dei sentieri segnalati che si diramano dal castello: potresti avvistare falchi, poiane, upupe, e con fortuna anche volpi al crepuscolo.
A circa 20 chilometri si trova Andria, città che merita una visita per la cattedrale romanica e i resti delle mura medievali. Poco più lontano, Trani offre uno dei porti più pittoreschi della Puglia, con la cattedrale romanica affacciata direttamente sul mare. Se vuoi approfondire l’eredità federiciana, puoi raggiungere Bari (55 km) per visitare il castello svevo, o spingerti fino a Lucera (90 km) per vedere la fortezza e i resti della colonia saracena.
Un castello tutto da decifrare
Castel del Monte non si consuma in una visita veloce. È un edificio che pone domande più che offrire risposte, che invita a osservare, misurare, interpretare. Puoi leggerlo come un trattato di geometria tradotto in pietra, come un manifesto politico del potere imperiale, come un tempio laico dedicato alla conoscenza, o semplicemente come il capriccio di un sovrano geniale e bizzarro.
Qualunque interpretazione sceglierai, ti resterà la sensazione di trovarti davanti a qualcosa di unico. Federico II ha costruito molti castelli, ma nessuno come questo. Ha lasciato un messaggio nella pietra della Murgia, un codice che dopo otto secoli continua a sfidare chi cerca di decifrarlo.










