Le 24 chiese di Bari Vecchia: un viaggio tra fede, storia e vicoli dimenticati

Se pensi di conoscere Bari vecchia perché hai fatto la foto di rito davanti alla Basilica di San Nicola e hai assaggiato la focaccia ancora calda o un panzerotto in piazza Mercantile, ti devo dare una notizia: hai visto solo la copertina di un libro molto, molto più interessante.

Il centro storico barese custodisce oltre venti chiese — alcune maestose, altre così piccole da sembrare cappelle private incastonate tra i muri, molte dimenticate perfino dai baresi stessi. Passeggiare tra questi vicoli è come sfogliare un archivio di pietra dove ogni portale racconta storie di mercanti veneziani, monaci benedettini, santi in transito e nobili con pessime abitudini.

Preparati a scoprire un patrimonio che nessuna guida turistica ti racconta fino in fondo.

Cattedrale di San Sabino: quando il sole entra dalla porta giusta

La Cattedrale di San Sabino — che i baresi chiamano semplicemente “il Duomo” — è il cuore religioso della città. Ma non lasciarti ingannare dalla facciata romanica apparentemente severa: questo edificio nasconde segreti che farebbero invidia a un thriller medievale.

Costruita sulle rovine di un duomo bizantino che Guglielmo il Malo fece radere al suolo nel 1156 (sì, quel soprannome se lo era meritato), la cattedrale attuale risale al 1292. Ma il vero spettacolo avviene ogni anno durante il solstizio d’estate, quando i raggi del sole attraversano il rosone della facciata e vanno a colpire con precisione millimetrica un mosaico di marmo sulla navata centrale. Non è magia, è geometria sacra — ma l’effetto è comunque da brividi.

Nel succorpo della cattedrale puoi scendere ancora più indietro nel tempo: resti romani, tracce bizantine e quella sensazione di camminare letteralmente sopra duemila anni di storia.

Basilica di San Nicola: la Chiesa che ha cambiato la storia di Bari

Non serve presentarla troppo: la Basilica di San Nicola è il motivo per cui Bari esiste sulla mappa dei pellegrinaggi mondiali. Il 9 maggio 1087, sessantadue marinai baresi “prelevarono” (diciamo così) le reliquie del santo dalla chiesa di Myra, in quella che oggi è la Turchia.

Da quel giorno, Bari non è più stata la stessa.

La basilica sorge dove un tempo c’era la Corte del Catepano — il governatore bizantino — e conserva quell’aspetto da fortezza che ti fa capire come nel Medioevo la fede andasse difesa anche con le mura. Ogni anno, ortodossi e cattolici si ritrovano qui per venerare lo stesso santo, in uno di quei rari momenti in cui le divisioni religiose sembrano sciogliersi come neve al sole.

Chiesa di Sant’Anna: dove si benedicono i neonati

chiesa di santanna bari vecchia
Absidi della Chiesa della Vallisa

Nascosta in Strada Palazzo di Città, la Chiesa di Sant’Anna è uno di quei luoghi che i turisti raramente trovano, ma che per i baresi ha un significato profondo.

Originariamente dedicata a Santa Pelagia, questa chiesa dell’XI secolo è diventata nel tempo il punto di riferimento per le mamme in attesa e per la benedizione dei neonati. Nelle Sacre Scritture, Sant’Anna è invocata come protettrice delle donne incinte — e a Bari questa tradizione è ancora viva.

L’interno custodisce un altare in legno dorato del XVI secolo che da solo vale la visita. Ma è l’atmosfera raccolta, quasi intima, a renderla speciale: entri aspettandoti una chiesa e trovi un abbraccio.

Chiesa di San Gaetano: la messa etiope nel cuore della Puglia

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Ecco una delle sorprese più belle di Bari vecchia. La Chiesa di San Gaetano, nascosta nell’omonima stradina, ogni Domenica mattina si trasforma in un’esplosione di colori, canti e profumi che ti catapultano direttamente ad Addis Abeba.

Qui si celebra il rito ortodosso etiope — quattro ore di liturgia dove la tradizione barese si fonde con il folklore africano. I fedeli indossano abiti tradizionali bianchi, l’incenso riempie l’aria e i canti in ge’ez (l’antica lingua liturgica etiope) rimbalzano sulle pareti di una chiesa che nel 1056 si chiamava “Santo Salvatore”.

È uno di quei luoghi dove capisci che Bari è sempre stata una città di porto, di incontri, di contaminazioni.

Chiesa di Santa Scolastica: monache, musei e quattromila anni di storia

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Il complesso di Santa Scolastica è uno di quei luoghi che ti ricordano quanto sia stratificata la storia di questa città. Fondato dalle Benedettine Cassinesi — chiamate anche “Benedettine Nere” — nel XII secolo, oggi ospita il Museo Archeologico che raccoglie testimonianze di oltre quattro millenni.

Le monache arrivarono qui fuggendo dalla dominazione normanna, e scelsero un angolo di città affacciato sul mare che oggi è uno dei punti più suggestivi di Bari vecchia. Siamo nella zona di San Pietro, la più antica della città, dove gli scavi archeologici continuano a rivelare sorprese.

La facciata settecentesca della chiesa è un biglietto da visita elegante per un luogo che nasconde molto di più di quanto mostri.

Chiesa di San Marco dei Veneziani: quando Bari e Venezia erano alleate

chiesa san marco dei veneziani bari vecchia
La piccola Chiesa di San Marco dei Veneziani

Nel 1002, Bari era sotto assedio saraceno. La situazione era disperata. Poi arrivò la flotta del doge Pietro Orseolo II, e insieme veneziani e baresi liberarono la città.

La Chiesa di San Marco dei Veneziani nacque per celebrare quella vittoria, ed è uno dei segni più tangibili dei rapporti commerciali e militari tra le due città marinare. Oggi è una delle chiese più antiche di Bari vecchia, con una facciata romanica impreziosita da tre nicchie con affreschi — San Marco a sinistra, Cristo al centro, Sant’Antonio a destra.

Se cerchi un posto che racconti le radici mercantili e cosmopolite di Bari, sei nel posto giusto.

Chiesa di Santa Chiara: dai cavalieri teutonici alle clarisse

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La storia della Chiesa di Santa Chiara è un perfetto esempio di come gli edifici religiosi a Bari abbiano cambiato pelle più volte.

Fondata nel XII secolo dall’Ordine dei Cavalieri Teutonici — quelli in transito verso la Terra Santa — nel 1492 passò alle Clarisse per volontà di Papa Innocenzo VIII, su richiesta di Ludovico il Moro. Sì, quello di Milano.

Oggi l’ex convento ospita la mensa dei poveri della parrocchia Cattedrale, trasformando un luogo di preghiera in un luogo di carità concreta. Gli stili si sovrappongono — rinascimentale e barocco — ma l’atmosfera rimane quella di un rifugio dal caos del mondo esterno.

Chiesa della Vallisa: il nome che nessuno pronuncia mai correttamente

piazza del ferrarese bari vecchia ex chiesa vallisa
Absidi della Chiesa della Vallisa

Se chiedi indicazioni per la “Chiesa dei Ravellesi”, probabilmente nessuno capirà di cosa parli. Chiedi della Vallisa e tutti ti indicheranno il porticato affacciato su piazza Ferrarese.

Il nome deriva dai mercanti di Ravello — costiera amalfitana — che si stabilirono a Bari nell’XI secolo e finanziarono la costruzione di questa chiesa. Nel tempo, “Ravellesi” diventò “Lavellisti”, poi “Vallisa” — uno di quei giochi linguistici che solo il dialetto barese sa fare.

L’abside che sporge verso la piazza del Ferrarese è uno degli scorci più fotografati della città vecchia, ma l’interno merita altrettanta attenzione. Oggi la chiesa ospita principalmente eventi culturali e spettacoli, un destino comune a molti edifici sacri sconsacrati.

Chiesa di San Michele Arcangelo: dove riposarono le ossa di San Nicola

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Prima che la Basilica fosse costruita, le reliquie di San Nicola dovevano pur stare da qualche parte. Quel “da qualche parte” era la cripta della Chiesa di San Michele Arcangelo, in strada de’ Gironda.

L’edificio risale al X secolo ed è legato al leggendario tempio di San Benedetto, uno dei monasteri più antichi della Puglia. Gli scavi archeologici hanno rivelato resti della struttura originale, ma la chiesa attuale è settecentesca.

Purtroppo è quasi sempre chiusa — il sagrato viene usato come parcheggio abusivo, e questa forse è la metafora più triste di come Bari tratti certi suoi tesori.

Chiesa di Santa Teresa dei Maschi: il Barocco che diventa cultura

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Il nome “dei Maschi” non c’entra nulla con questioni di genere. Serviva semplicemente a distinguerla dalla Chiesa di Santa Teresa delle Donne, che esisteva dall’altra parte della città.

Costruita nel 1671 dai Carmelitani Scalzi in onore di Santa Teresa d’Avila, questa chiesa barocca ha attraversato fasi alterne. Dopo venticinque anni di abbandono, è stata restaurata e oggi ospita la Pinacoteca diocesana e la Biblioteca Provinciale De Gemmis.

Non è più un luogo di culto nel senso tradizionale, ma continua a essere un luogo dove nutrire lo spirito — solo che adesso lo fa con mostre, concerti e conferenze.

Chiesa del Santissimo Nome del Gesù: quando i Gesuiti arrivarono a Bari

chiesa del gesu bari vecchia
Absidi della Chiesa della Vallisa

Nel 1583 i Gesuiti sbarcarono a Bari, e come al solito non persero tempo. Dodici anni dopo, nel 1595, avevano già inaugurato la Chiesa del Gesù, un edificio imponente che domina la piazzetta del palazzo Calò Carducci.

L’arrivo dei Gesuiti cambiò il modo di predicare in città — più rigido, più dogmatico, più in linea con lo spirito della Controriforma. La chiesa riflette quella severità: linee decise, niente fronzoli, un messaggio chiaro.

Oggi è affidata ai Cavalieri del Santo Sepolcro, ma resta quasi sempre chiusa al pubblico. Un cartello invita a chiamare un numero per organizzare matrimoni — ironia della sorte per una chiesa che nacque per predicare il rigore.

Chiesa di Santa Maria del Carmine: lo sfarzo nascosto di Bari vecchia

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Dall’esterno, la Chiesa di Santa Maria del Carmine non promette granché. Facciata sobria, portone in legno, nessun indizio di quello che troverai dentro.

Poi varchi la soglia e resti a bocca aperta.

Altari marmorei sfarzosi, dipinti barocchi dai colori radiosi, un lampadario in cristallo che scintilla come una cascata di luce. I Carmelitani arrivarono a Bari nel 1542 e si stabilirono in questa chiesa originariamente dedicata a San Rocco.

Durante gli scavi nel convento sono emersi resti di una chiesa bizantina del 1105 — pavimenti, mura, tombe. A Bari, basta scavare un metro per trovare mille anni di storia.

San Gregorio degli Armeni: la Chiesa più antica ancora consacrata

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Chiesa di San Gregorio degli Armeni – Bari vecchia

Se vuoi vedere la più antica chiesa consacrata di Bari, devi cercare San Gregorio degli Armeni, affacciata su piazzetta 62 Marinai.

Costruita tra il X e l’XI secolo, è l’unico edificio sacro della zona che non fu abbattuto per far spazio alla Basilica di San Nicola. Questo la dice lunga sulla sua importanza.

Oggi è luogo di culto per la comunità rumena ortodossa, che viene a rendere omaggio al patrono dell’Armenia. Le iscrizioni funebri con i cognomi storici baresi testimoniano secoli di devozione locale.

Chiesa di Santa Maria del Buonconsiglio: un museo a cielo aperto

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Resti della Chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio

Il nome di “Santa Maria del Buonconsiglio” è curioso, e la storia dietro ancora di più.

Originariamente chiamata “Santa Maria del Popolo”, questa chiesa del IX-X secolo divenne nota come “Maliconsili” dopo che una riunione tra baresi e bizantini sfociò in un massacro. Nel tempo, forse per esorcizzare quel ricordo, il nome fu addolcito in “Buonconsiglio”.

Oggi restano solo ruderi — colonne, porzioni di mura, la pianta dell’edificio — ma il complesso archeologico recuperato negli anni ’30 e risistemato nel 1982 è diventato uno degli angoli più suggestivi di Bari vecchia. Un museo a cielo aperto incastonato tra i vicoli.

Chiesa di San Bartolomeo: dalla distruzione alla cucina delle suore

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La storia della Chiesa di San Bartolomeo è un concentrato di sfortune.

Fondata nel 1075, fu distrutta da Guglielmo il Malo nel 1156. Riedificata nel 1180, sopravvisse per secoli fino a essere trasformata in cucina per le suore.

Sì, hai letto bene. Oggi l’unico segno della sua antica funzione religiosa sono una piccola campana e una croce sulla sommità. È uno di quei luoghi che ti fanno riflettere su quanto sia fragile la memoria storica — e su come a volte la necessità pratica prevalga sulla conservazione.

Chiesa di San Giuseppe: la messa in latino come nel cinquecento

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Se vuoi fare un salto indietro di cinquecento anni, la Chiesa di San Giuseppe è il tuo biglietto del tempo.

Qui si celebra ancora il rito tridentino — la messa in latino promulgata da Papa Pio V nel 1570. Il sacerdote dà le spalle ai fedeli, le preghiere sono in una lingua che quasi nessuno capisce più, i silenzi sono lunghi e densi.

Per alcuni è anacronismo, per altri è misticismo puro. La chiesa risale al IX secolo e conserva un’atmosfera di raccoglimento che nelle chiese moderne è difficile trovare.

Chiesa di San Martino: un tesoro inaccessibile

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La Chiesa di San Martino esiste. È lì, in via Bianchi Dottula. Ma non puoi vederla.

L’edificio del IX secolo è stato inglobato nel Palazzo Bianchi Dottula, e l’accesso è vietato. Quello che si intravede è un portale settecentesco e la certezza che sotto c’è un ipogeo a tre metri di profondità.

È uno di quei tesori nascosti di Bari vecchia che alimentano la frustrazione di chi vorrebbe conoscerli — e la speranza che un giorno qualcuno decida di aprirli al pubblico.

Chiesa di San Francesco della Scarpa

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La tradizione vuole che San Francesco d’Assisi in persona, nel lunedì di Pasqua del 1220, abbia posato la prima pietra del monastero che sarebbe poi diventato la Chiesa di San Francesco della Scarpa.

Il nome “della Scarpa” arrivò dopo, quando i Frati Minori Osservanti — detti “Zoccolanti” per le loro calzature — presero in gestione l’edificio nel XV secolo.

Oggi il complesso ospita la Soprintendenza ai Beni Artistici e la chiesa è adibita a laboratorio di restauro. Il chiostro, però, merita una visita — se riesci a convincere qualcuno a fartelo vedere.

Chiesa di San Luca: la Madonna delle percoche

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Costruita nell’XI secolo dagli Slavi meridionali e dedicata a San Luca il Giovane, questa chiesa ha un appuntamento fisso l’8 settembre di ogni anno.

Quel giorno si celebra la festa della Madonna delle Grazie — ma a Bari la chiamano “Madonna delle Percoche” (le pesche noci). È una delle feste più sentite del quartiere, dove devozione e folklore si mescolano in modo inestricabile.

I fedeli si mettono in fila per baciare il vestito della Madonna e ricevere la benedizione. È Bari nella sua essenza più autentica.

Chiesa di San Giovanni Crisostomo: dove oriente e occidente si incontrano

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Bari è sempre stata un ponte tra Est e Ovest, e la Chiesa di San Giovanni Crisostomo ne è la prova vivente.

Fondata nell’XI secolo, dal 1957 è sede della comunità cattolica di rito bizantino. Qui convivono elementi della tradizione cattolica e ortodossa, in un sincretismo che riflette la storia di una città porto, crocevia di popoli e commerci.

Gli interni sono stati restaurati nel 1960, ma l’atmosfera rimane quella di un luogo dove le divisioni religiose perdono senso.

Chiesa di San Giacomo: Barocco e Rococò all’ombra della cattedrale

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A pochi passi dalla Cattedrale di San Sabino, quasi nascosta nella stessa piazza Odegitria, la Chiesa di San Giacomo è un tripudio di barocco e rococò.

Per secoli sede delle monache Basiliane e poi Benedettine, conserva un pavimento in terracotta invetriata del Settecento con motivi floreali che purtroppo avrebbe bisogno di un restauro urgente.

È una delle poche chiese di Bari vecchia quasi sempre aperta — un piccolo miracolo in una città dove molti tesori restano chiusi a chiave.

Chiesa dei Santi Medici: nascosta in un palazzo Barocco

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Devi sapere dove guardare per trovare la Chiesa dei Santi Medici.

L’edificio è letteralmente inglobato in un palazzo barocco a tre piani di fronte al Castello Svevo. Risale al 1032, ma fu quasi completamente distrutto da Guglielmo il Malo nel 1156.

Quello che resta è gestito dall’Arciconfraternita della Santissima Trinità e dei Santi Medici, ed è uno dei pochi luoghi dove puoi vedere come la devozione popolare abbia saputo adattarsi agli spazi più impensabili.

Chiesa di San Sebastiano

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La Chiesa di San Sebastiano ha una storia che scalda il cuore.

Fondata dalla famiglia Gizzinosi-Ramirez nel IX secolo come cappella privata, per anni è rimasta chiusa e abbandonata. Poi, nel 2015, i residenti del vicolo hanno deciso che era arrivato il momento di riaprirla.

Hanno organizzato una raccolta fondi porta a porta, hanno raccolto i soldi necessari e oggi sono loro i custodi della chiesa. Non il clero, non il Comune: il popolo.

È forse l’esempio più bello di come la comunità possa prendersi cura del proprio patrimonio.

Chiesa di San Domenico: dal convento alla prefettura

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I Domenicani arrivarono a Bari intorno al 1280 e rilevarono una chiesa del X secolo dedicata ai Santi Simone e Giuda.

Del convento originale non resta più traccia — al suo posto c’è il Palazzo della Prefettura. La chiesa invece è sopravvissuta, anche se è stata rimaneggiata e ricostruita più volte fino alla versione settecentesca che vedi oggi.

All’interno, uno stile barocco ricco di dettagli, un crocifisso ligneo di scuola veneziana e una tela quattrocentesca.

Chiesa di Santa Maria degli Angeli: il campanellino di San Francesco

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Secondo la tradizione, San Francesco d’Assisi usò un campanellino di bronzo per riunire i fedeli in preghiera durante la sua visita a Bari nel 1220.

Quel campanellino è custodito ancora oggi nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli, in via Boemondo. Il nome “degli Angeli” è un tributo sia alle creature celestiali raffigurate intorno al volto della Vergine, sia all’omonima chiesa di Assisi.

L’interno è riccamente decorato e conserva una statua di San Rocco che gli esperti datano al Quattrocento. È uno di quei luoghi dove la spiritualità francescana si respira ancora.

Come visitare le chiese di Bari Vecchia: consigli pratici

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Se hai letto fin qui, probabilmente ti è venuta voglia di organizzare un itinerario. Qualche consiglio pratico:

Orari di apertura: molte chiese sono aperte solo durante le celebrazioni (generalmente domenica mattina) o su richiesta. Non scoraggiarti se trovi porte chiuse — torna in un altro momento o chiedi ai residenti.

Abbigliamento: anche se alcune sono sconsacrate, porta comunque rispetto. Spalle coperte e niente pantaloncini troppo corti.

Tempo necessario: per un giro completo servono almeno 3-4 ore, ma la bellezza sta nel perdersi. Non avere fretta.

Punto di partenza consigliato: inizia dalla zona del Castello Svevo e muoviti verso la Basilica di San Nicola, poi risali verso la Cattedrale. In questo modo seguirai un percorso logico senza tornare sui tuoi passi.

Conclusione: Bari Vecchia come non l’hai mai vista

Le chiese di Bari vecchia sono molto più che monumenti religiosi. Sono archivi di pietra che raccontano invasioni saracene, alleanze veneziane, passaggi di santi, lotte tra nobili e popolani.

Alcune sono ancora luoghi di culto. Altre ospitano musei, biblioteche, mense per i poveri. Qualcuna è stata trasformata in cucina. Molte restano chiuse, dimenticate perfino dai baresi.

Ma tutte, nessuna esclusa, meritano di essere cercate, trovate e raccontate.

Perché — come diceva il demologo Alfredo Giovine — chi non conosce queste cose di Bari, più degli stranieri sono proprio i baresi.

E tu, quante di queste chiese conoscevi?