Cosa vedere a Torre a Mare (Bari), il borgo marinaro dal ritmo lento

C’è un momento preciso, percorrendo la tangenziale di Bari verso sud, in cui il cemento cede il passo e il mare irrompe all’improvviso tra i guardrail. È lì che inizia Torre a Mare, anche se tecnicamente ci vogliono ancora un paio di curve prima di arrivarci davvero. Ma è quello il punto in cui qualcosa cambia. L’aria, forse. O la luce. O semplicemente il ritmo del respiro.

Torre a Mare non è una località turistica nel senso tradizionale del termine. Non troverete stabilimenti balneari con ombrelloni a file ordinate, né animatori con il fischietto che vi svegliano dal torpore pomeridiano. Quello che troverete è qualcosa di più raro: un pezzo di costa pugliese che ha resistito alla tentazione di diventare qualcos’altro da sé.

Il quartiere — perché tecnicamente di quartiere si tratta, anche se l’anima è quella di un borgo indipendente — si trova a soli 10-15 minuti dal centro di Bari. Una distanza ridicola, eppure sufficiente a creare una dimensione parallela dove il tempo scorre con regole diverse.

Torre Pelosa: il cuore di pietra del borgo di Torre a Mare

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Se c’è un elemento che definisce l’identità di Torre a Mare, quello è senza dubbio la Torre Pelosa. Costruita nel 1571 — anno in cui, per dare un contesto, la battaglia di Lepanto non era ancora avvenuta e il Mediterraneo era un mare pericoloso, percorso da flotte ottomane e corsari barbareschi — questa struttura cilindrica faceva parte di un sistema di avvistamento costiero voluto dal viceré spagnolo don Pedro de Toledo.

Il nome “Pelosa” deriva quasi certamente dalla vegetazione che un tempo ricopriva la zona: macchia mediterranea bassa e folta, quella che in dialetto locale viene ancora chiamata “pelosa” per la sua consistenza ispida. Altri sostengono che il nome derivi dalla conformazione delle rocce circostanti, erose dal vento e dal sale in forme che ricordano una superficie lanosa. Come spesso accade con l’etimologia dei luoghi, la verità si perde nelle pieghe del tempo, e forse è meglio così.

La torre sorge al centro della piazzetta principale del borgo, un po’ come un nonno che si siede al centro del salotto durante le riunioni di famiglia: silenzioso, imponente, testimone di tutto. Oggi è gestita dall’Archeoclub di Bari e apre solo in occasioni speciali — concerti, mostre, eventi culturali. Se capitate nel momento giusto e riuscite a salire fino in cima, il panorama ripaga ampiamente l’attesa: il golfo di Bari si distende verso nord, mentre a sud la costa frastagliata annuncia già le scogliere di Mola e Polignano.

Il porticciolo di Torre a Mare: cartoline viventi

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Il porticciolo di Torre a Mare è probabilmente il luogo più fotografato dell’intero quartiere, e per una ragione molto semplice: sembra fatto apposta per essere fotografato. Le barche dei pescatori — quelle azzurre, quelle verdi sbiadito, quelle bianche con striature rosse che sembrano uscite da un film di Ferreri — dondolano pigramente sull’acqua, riflettendo il cielo in infinite variazioni di colore.

Ma il porticciolo non è solo scenografia. Al mattino presto, quando i turisti dormono ancora e i baresi della domenica non hanno ancora invaso le stradine, qui si svolge un rituale antico quanto il borgo stesso. I pescatori rientrano con il pescato della notte, sistemano le reti, scambiano quattro chiacchiere con chi passa. Se avete la fortuna di trovarvi lì in quel momento, potreste riuscire ad acquistare pesce freschissimo direttamente dalle loro mani — un’esperienza che ha un sapore diverso rispetto al bancone del supermercato.

Il molo è percorribile a piedi per tutta la sua lunghezza, e vi consiglio di farlo. Camminate fino in fondo, giratevi verso il borgo, e osservate come le case colorate si affacciano sull’acqua con una confidenza quasi domestica, come se il mare fosse semplicemente un’estensione del cortile di casa. In un certo senso, per chi è cresciuto qui, lo è davvero.

Il lungomare: una passeggiata tra presente e futuro

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Il lungomare di Torre a Mare è un’opera in divenire. Una parte è già stata rinnovata — il cosiddetto waterfront — con marciapiedi larghi, panchine in pietra locale, alberi piantati secondo un disegno che cerca di bilanciare estetica e ombra. Un’altra parte conserva ancora l’aspetto più selvaggio e disordinato di un tempo, con gli scogli che arrivano quasi a toccare la strada e il sale che corrode lentamente i guardrail di metallo.

Personalmente, trovo che la bellezza del lungomare stia proprio in questa coesistenza di vecchio e nuovo, di progettato e spontaneo. Camminando da nord verso sud, si passa da un paesaggio quasi urbano a scorci che potrebbero appartenere a qualsiasi insenatura mediterranea non ancora raggiunta dal turismo di massa.

Il momento migliore per percorrerlo è il tardo pomeriggio, quando il sole inizia a scendere verso l’orizzonte e la luce assume quella qualità dorata che i fotografi chiamano “golden hour” e che qui, per qualche ragione che non saprei spiegare scientificamente, sembra durare più a lungo che altrove. Portatevi una bottiglia d’acqua, lasciate il telefono in tasca per almeno venti minuti, e concedetevi il lusso di non fare nulla se non guardare il mare che cambia colore.

Le spiagge di Torre a Mare: dove il mare si fa intimo

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Parlare delle spiagge di Torre a Mare richiede una premessa importante: se cercate distese di sabbia dorata dove stendere l’asciugamano senza pensieri, questo non è il posto giusto. La costa qui è frastagliata, rocciosa, a tratti impervia. È il tipo di mare che richiede un minimo di spirito di adattamento — ciabatte di gomma robuste, capacità di arrampicarsi su qualche scoglio, disponibilità ad accettare che la comodità non sia tutto.

In cambio di questi piccoli sacrifici, però, Torre a Mare offre qualcosa che le spiagge attrezzate non possono dare: intimità. Le calette che punteggiano la costa sono piccole, nascoste, spesso raggiungibili solo a piedi attraverso sentieri non segnalati. Cala Scizzo, Cala Colombo, Cala Settani: nomi che non troverete nelle guide turistiche mainstream, ma che i baresi conoscono e si tramandano come piccoli segreti di famiglia.

Punta Lunga merita una menzione particolare. È una lingua di roccia che si protende verso il mare, creando insenature protette su entrambi i lati. Gli amanti del trekking costiero la adorano: il sentiero che la percorre offre panorami spettacolari e, nelle giornate limpide, permette di vedere fino a Monopoli a sud e al porto di Bari a nord. Portatevi scarpe chiuse, crema solare, e un senso di meraviglia possibilmente intatto.

Per chi preferisce un approccio meno avventuroso, esistono anche spiagge più accessibili: piccoli arenili di ciottoli e sabbia grossa incastonati tra le rocce, dove è possibile stendere un telo e trascorrere qualche ora in relativa comodità. La Piattaforma e il Lido del Carabiniere sono i punti più frequentati, soprattutto d’estate quando i giovani della zona si ritrovano per tuffi, aperitivi improvvisati e quelle conversazioni che sembrano non finire mai.

Il bunker: memoria di cemento

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Su una delle scogliere di Torre a Mare, seminascosto dalla vegetazione e dall’erosione del tempo, c’è un bunker della Seconda Guerra Mondiale. Non è l’unico lungo la costa sud di Bari — ce ne sono diversi, disseminati come sentinelle dimenticate — ma questo ha qualcosa di particolare: la sua posizione, a picco sul mare, lo rende insieme inquietante e stranamente poetico.

Costruito durante gli anni del conflitto come postazione di avvistamento e difesa costiera, il bunker è oggi una presenza silenziosa che i passanti fotografano senza sapere bene cosa stiano fotografando. Le feritoie attraverso cui un tempo si scrutava l’orizzonte in cerca di navi nemiche oggi incorniciano lo stesso mare che i bagnanti attraversano a nuoto per raggiungere gli scogli più lontani.

C’è qualcosa di profondamente umano in questo contrasto: la struttura costruita per la guerra che diventa sfondo per le foto delle vacanze estive, la paura pietrificata che si dissolve nel tempo mentre la vita continua, indifferente, tutto intorno. Se vi fermate un momento a pensarci — cosa che consiglio di fare — il bunker diventa molto più di una curiosità architettonica: diventa un promemoria gentile della fragilità di tutte le cose, incluse quelle che sembrano eterne.

Le stradine del borgo: perdersi per ritrovarsi

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Il centro storico di Torre a Mare è minuscolo. Si attraversa in dieci minuti, forse meno se si ha fretta. Ma avere fretta qui sarebbe un errore imperdonabile, perché la bellezza di questo luogo sta nei dettagli che si colgono solo rallentando: le persiane azzurre consumate dal sale, i vasi di basilico sui davanzali, le anziane sedute fuori dalla porta che osservano il mondo passare con quella calma di chi ha visto abbastanza da non stupirsi più di nulla.

Le case sono dipinte a tinte pastello — bianco, azzurro, rosa antico, giallo crema — secondo una tradizione che non ha nulla di studiato ma che produce un effetto di armonia spontanea. Ogni tanto, tra una casa e l’altra, si apre uno squarcio sul mare: un vicolo cieco che termina su una ringhiera arrugginita, oltre la quale c’è solo l’azzurro.

Il mio consiglio è semplice: spegnete il GPS, resistete alla tentazione di seguire un itinerario prestabilito, e lasciatevi guidare dalla curiosità. Le stradine di Torre a Mare non portano mai veramente da nessuna parte di sbagliato — al massimo, nel peggiore dei casi, vi ritroverete di nuovo in piazza, davanti alla Torre Pelosa, pronti a ricominciare.

Come arrivare e informazioni pratiche

Torre a Mare si raggiunge facilmente da Bari in auto, percorrendo la tangenziale verso sud (direzione Brindisi). L’uscita è ben segnalata e il parcheggio, sebbene non abbondantissimo in alta stagione, di solito si trova senza troppi drammi nelle strade laterali del quartiere.

Per chi preferisce i mezzi pubblici, le linee Amtab 12 e 12/ collegano il centro di Bari a Torre a Mare con una frequenza ragionevole. Il viaggio dura circa mezz’ora, traffico permettendo, e offre il vantaggio non trascurabile di poter ammirare il panorama costiero senza doversi concentrare sulla guida.

Il periodo migliore per visitare Torre a Mare è la primavera o l’inizio dell’autunno, quando le temperature sono piacevoli ma le folle estive non hanno ancora invaso (o hanno già abbandonato) il borgo. D’estate, soprattutto nei weekend, il quartiere si anima di una movida giovane e rumorosa che può piacere o meno, a seconda del vostro temperamento.

Cosa vedere nei dintorni

Torre a Mare si presta perfettamente come tappa di un itinerario più ampio alla scoperta della costa barese. Verso nord, il quartiere di San Giorgio offre scorci simili ma con un’atmosfera leggermente diversa. Verso sud, Mola di Bari dista solo pochi chilometri e merita una visita per il suo centro storico e il porto peschereccio ancora attivo.

Nell’entroterra, Noicattaro e Triggiano sono due borghi che pochi turisti conoscono ma che conservano chiese antiche, palazzi nobiliari e quella vita di provincia pugliese che scorre lenta e autentica, lontano dai riflettori.

Domande frequenti

Quanto dista Torre a Mare da Bari centro?

Circa 12 chilometri, percorribili in auto in 10-15 minuti attraverso la tangenziale. Con i mezzi pubblici il tempo si allunga a circa 30 minuti.

Le spiagge di Torre a Mare sono libere?

Sì, la quasi totalità della costa è spiaggia libera. Non esistono stabilimenti balneari attrezzati nel senso tradizionale del termine. Questo significa più libertà ma anche meno servizi: portatevi tutto il necessario.

È possibile visitare l’interno della Torre Pelosa?

Solo durante eventi speciali o aperture straordinarie organizzate dall’Archeoclub di Bari. Controllate i loro canali social per rimanere aggiornati sulle date.

C’è parcheggio a Torre a Mare?

Sì, ma in alta stagione può essere difficile trovare posto nelle immediate vicinanze del borgo. Arrivando presto al mattino o nel tardo pomeriggio si hanno più possibilità. In alternativa, parcheggiate nelle strade laterali e concedetevi una passeggiata.

Torre a Mare è adatta ai bambini?

Con alcune precauzioni, sì. La costa rocciosa richiede attenzione, soprattutto per i più piccoli, e alcune calette sono raggiungibili solo attraverso sentieri non proprio agevoli. Le spiagge più accessibili, come quella nei pressi della Piattaforma, sono però adatte anche alle famiglie.

Qual è il periodo migliore per visitare Torre a Mare?

Maggio-giugno e settembre-ottobre offrono il miglior compromesso tra clima piacevole e tranquillità. Luglio e agosto sono i mesi più affollati, con una vivace vita notturna che può essere un pro o un contro a seconda delle preferenze.

Un ultimo pensiero

Torre a Mare non è il tipo di posto che si visita con una lista di cose da vedere e da spuntare una per una. È piuttosto un luogo dove andare per stare, semplicemente. Per sedersi su uno scoglio e guardare l’orizzonte. Per camminare senza meta tra le stradine del borgo. Per ricordarsi, in un mondo che corre sempre più veloce, che esistono ancora angoli dove il tempo ha un altro peso.

I baresi lo sanno bene, ed è per questo che continuano a venire qui, generazione dopo generazione, a cercare quel respiro diverso che si sente appena si esce dalla tangenziale. Forse, alla fine, è questo il vero segreto di Torre a Mare: non è tanto quello che c’è da vedere, ma quello che si smette di fare mentre si è qui.

E a volte, non fare nulla è esattamente quello di cui abbiamo bisogno.