C’è qualcosa di profondamente ironico in una foresta che esiste per fermare l’acqua. Non per berla, non per ospitarla in graziosi laghetti per le paperelle, ma proprio per impedirle di fare il suo corso naturale verso il mare. Eppure, è esattamente così che è nata la Foresta Mercadante vicino Cassano delle Murge, a pochi chilometri da Bari: non per caso, non per volontà divina o capriccio della natura, ma per un motivo molto più pratico e, devo ammettere, molto più affascinante.
Immaginate Bari all’inizio del Novecento. Una città che cresce, si espande, fa progetti ambiziosi. E poi arriva l’acqua. Non una pioggerellina gentile, ma alluvioni devastanti. Nel 1905, 18 morti. Nel 1915, altra devastazione. E poi il colpo finale: il 6 novembre 1926, quando l’ennesima alluvione spazza via letteralmente tutto, lasciando 19 morti e 50 feriti sul campo. A quel punto, qualcuno deve aver pensato: “Forse disboscare tutto l’entroterra non è stata un’idea brillante”.
Ed è qui che entra in scena la nostra protagonista: 1.300 ettari di foresta piantata a mano, albero dopo albero, con l’obiettivo nobile ma stranamente prosaico di assorbire l’acqua prima che potesse trasformarsi in un fiume assassino. Oggi la chiamano “il polmone verde della provincia di Bari”, che è un soprannome molto più poetico di “la grande spugna anti-alluvione”.
Cosa si può fare nella Foresta Mercadante?

Ora, se pensate che una foresta nata per motivi idrogeologici possa essere un posto noioso, vi sbagliate di grosso. La Foresta Mercadante si è trasformata in quello che potremmo definire un parco giochi per adulti che hanno capito che la natura batte qualsiasi schermo.
Per prima cosa, c’è il trekking. Non quel trekking estremo che richiede piccozze e assicurazione sulla vita, ma quello piacevole, quello che ti fa sentire avventuroso senza rischiare l’ipotermia. I sentieri si snodano tra pini marittimi, cipressi che sembrano usciti da un quadro di Van Gogh, e querce che hanno visto passare la Storia con la S maiuscola. Alcuni percorsi sono così rilassanti che quasi ti senti in colpa per non faticare abbastanza.
Per i ciclisti, c’è un intero sistema di piste ciclabili che attraversa la foresta. E quando dico “piste”, intendo veri percorsi sterrati che ti fanno capire perché la mountain bike si chiama così. Non è il Tour de France, ma non è nemmeno una passeggiata nel parco (tecnicamente lo è, ma capite cosa intendo).
Poi c’è il birdwatching, attività che non sapevo di apprezzare finché non ho scoperto quanto sia ipnotizzante osservare un falco che plana silenzioso mentre tu sei lì sotto, con il binocolo puntato al cielo, sentendoti un esploratore della National Geographic. Nella Foresta Mercadante vivono rapaci che farebbero invidia a qualsiasi documentario BBC: gheppi, poiane, gufi reali. È come avere un cinema naturale sempre aperto.
E se tutto questo vi sembra troppo attivo, c’è sempre l’opzione di semplicemente… esserci. Sedersi su una panca, aprire un libro, respirare aria che sa di resina e terra bagnata, e ricordarsi che esistono ancora posti dove il rumore più forte è il fruscio del vento tra le foglie.
Per le famiglie, ci sono aree gioco per bambini che possono finalmente scatenarsi senza il rischio che rompano qualcosa di prezioso (a meno che non consideriate prezioso un ramo caduto, nel qual caso: sì, rischiano di romperlo). E se i vostri figli sono di quelli curiosi, qui possono vedere animali veri, non quelli sui documentari o sui cartoni animati, ma creature che vivono, respirano e occasionalmente ti guardano come per dire: “Scusa, ma questa è casa mia”.
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Che animali ci sono nella Foresta Mercadante?

Ah, la fauna. Questa è la parte dove vi dico che camminando nella foresta potreste incontrare animali che pensavate esistessero solo nei racconti di Fedro. Cinghiali, per esempio. Ora, prima che vi preoccupiate, lasciate che vi rassicuri: i cinghiali sono timidi quanto me alla prima lezione di danza. Preferiscono guardarvi da lontano e poi scappare con la grazia di un elefante che corre.
Ci sono volpi, con quella loro aria furba che fa capire perché nelle favole sono sempre le astute. Ci sono istrici, che sono fondamentalmente dei maglioni ambulanti con gli aculei. E poi ci sono i caprioli, creature così eleganti che ti fanno sentire impacciato anche solo a guardarle.
Ma la vera meraviglia sta nel cielo. La Foresta Mercadante è un paradiso per i rapaci. Civette, gufi comuni, gufi reali (che sono come i gufi normali ma con un senso di importanza maggiore), barbagianni, allocchi. E tra i falconidi, potete avvistare il grillaio e il gheppio, che sono rapaci dalle ali appuntite che planano nell’aria con una precisione che farebbe invidia a qualsiasi pilota d’aereo.
La cosa interessante è che questa varietà di fauna esiste nonostante la foresta sia completamente artificiale. È come se la natura avesse guardato questo progetto umano e avesse pensato: “Va bene, ci sto. Facciamo che questo posto diventa casa”. E lo è diventato, eccome.
C’è anche una famosa Roverella monumentale, un albero di 500 anni che ha sopravvissuto a tutto – incendi, tempeste, probabilmente anche a qualche picnic particolarmente rumoroso. Il suo tronco si è sviluppato orizzontalmente, creando una cavità che è diventata casa per innumerevoli animali. È come il condominio di lusso della foresta.
Non troverete anfibi acquatici qui, la mancanza di zone umide li tiene alla larga. Ma onestamente, con tutto il resto che c’è da vedere, difficilmente vi mancheranno le rane.
Perché si chiama Foresta Mercadante?

Ora arriviamo alla domanda che probabilmente nessuno si fa ma che è troppo interessante per non raccontare: perché “Mercadante”? No, non è il nome di un botanico famoso o di un santo dimenticato. La verità è molto più prosaica e, in un certo senso, molto più umana.
Mercadante era il nome della prima tenuta espropriata per creare la foresta. Sì, avete capito bene. Quando lo Stato italiano decise che serviva urgentemente una foresta per fermare le alluvioni (dopo che l’alluvione del 1926 aveva praticamente spazzato via ogni tentativo precedente), la prima proprietà che acquisirono fu la tenuta Mercadante. E, con quella logica burocratica che solo l’Italia sa esprimere, decisero di chiamare l’intera foresta con quel nome.
Non so voi, ma io trovo affascinante che uno dei polmoni verdi più importanti della Puglia porti il nome di un terreno che qualcuno, nel 1926, ha dovuto cedere allo Stato. È come se ogni albero, ogni sentiero, ogni rapace che plana lì sopra fosse un omaggio involontario a quella prima famiglia che ha detto: “Va bene, prendete la nostra terra, ma almeno ricordatevi di noi”.
C’è qualcosa di poetico in tutto questo. La foresta è nata per necessità, porta il nome di una perdita, ed è diventata un simbolo di rinascita. È il tipo di storia che potrebbe funzionare benissimo in un romanzo, tranne che è tutto vero.
Quali sono i percorsi della Foresta Mercadante?

Ora, la domanda che ogni escursionista degno di questo nome si pone: dove diavolo cammino? La foresta, fortunatamente, non vi lascia a brancolare nel buio (metaforico, ovviamente, perché di notte con l’illuminazione limitata il buio è letterale e vi consiglio di portare una torcia).
Ci sono diversi sentieri, ciascuno con la sua personalità. Il Sentiero delle Querce Secolari è quello per chi vuole fare una passeggiata rilassante. È breve, agevole, il tipo di percorso che potreste fare con vostra nonna senza che vi guardi con odio. Qui troverete querce imponenti che hanno visto passare generazioni intere, alberi che erano già lì quando i vostri nonni erano bambini.
Per chi cerca qualcosa di più impegnativo ma non vuole scalare l’Everest, c’è il Percorso degli Abeti. È di media difficoltà, attraversa zone fitte di conifere dove la luce filtra tra i rami creando quegli effetti fotografici che fanno sembrare tutti poeti su Instagram. È perfetto per avvistare uccelli e, se siete fortunati, qualche piccolo mammifero che vi osserva nascosto tra i cespugli.
Il Sentiero delle Acque è quello più suggestivo, secondo me. Segue un antico corso d’acqua che attraversa la foresta, ricordandoci che, sì, questa foresta esiste proprio per controllare l’acqua, ma non per eliminarla completamente. L’acqua è vita, dopotutto, anche quando ogni tanto si comporta male e allaga le città.
Tutti i percorsi sono ben segnalati, il che è una benedizione per chi come me ha il senso dell’orientamento di un pinguino nel Sahara. Ci sono sentieri ciclabili per le mountain bike, perfetti per chi vuole sentire l’adrenalina senza lanciarsi da un aereo. E ci sono anche percorsi accessibili con i passeggini da trekking, perché le famiglie con bambini piccoli meritano anche loro di godersi la natura senza dover portare il passeggino in spalla come uno zaino gigante.
Lungo i percorsi troverete fontane, panchine strategicamente posizionate per quando le vostre gambe decidono che hanno fatto abbastanza, e aree picnic che sembrano progettate da qualcuno che capisce veramente cosa significa pranzare all’aperto.
Quanto è grande la Foresta Mercadante?
Numeri, quei terribili numeri che tentano di quantificare qualcosa che probabilmente dovrebbe solo essere vissuto. Ma va bene, li abbiamo: la Foresta Mercadante si estende per 1.300 ettari. Per chi come me fatica a visualizzare gli ettari (chi l’ha deciso che questa fosse un’unità di misura sensata?), parliamo di circa 1.300 campi da calcio. O, per dirla in modo più poetico, un’area abbastanza grande da perderti dentro senza dover prendere aerei o dormire in tenda.
La maggior parte di questa superficie – 872 ettari per la precisione – si trova nel territorio di Cassano delle Murge, mentre la parte restante sconfina ad Altamura. È un po’ come avere un piede in due scarpe diverse, ma funziona.
Quando la foresta fu piantata nel 1928, partì con 1.041 ettari. Che significa che negli anni è cresciuta, si è espansa, come se gli alberi avessero deciso che il progetto originale era troppo modesto. “1.041 ettari? Per favore, noi possiamo fare di meglio”, devono aver pensato gli alberi. E lo hanno fatto.
Per capire le dimensioni, considerate questo: potreste camminare per ore senza mai uscire dalla foresta, passando da un sentiero all’altro, da una radura all’altra, e avere sempre la sensazione di essere solo all’inizio dell’esplorazione. È abbastanza grande da contenere diversi ecosistemi, diverse comunità di animali, diverse tipologie di vegetazione. È come un piccolo mondo a sé, con le sue regole, i suoi abitanti, i suoi segreti.
E tutto questo esiste perché, quasi cento anni fa, qualcuno ha deciso che Bari meritava di non finire sott’acqua ogni volta che pioveva un po’ troppo. È il tipo di progetto visionario che fa onore all’umanità: creare qualcosa di bello per risolvere un problema pratico. Dovremmo farlo più spesso.
Dove si trova il ristorante nella Foresta Mercadante?
Dopo tutta questa camminata ipotetica nella foresta, immagino abbiate fame. Ottima notizia: non dovete andare lontano. La Foresta Mercadante ha capito che gli esseri umani, per quanto amino la natura, amano ancora di più mangiare.
Il ristorante più famoso è Il Tronco, che con un nome del genere difficilmente potrebbe trovarsi altrove. È letteralmente immerso nella foresta, tra i tronchi secolari che gli danno il nome. Immaginate di pranzare con una vista panoramica sulla foresta, mentre l’aria profuma di pini e la vostra pizza cuoce in un forno a legna. Il Tronco serve piatti tipici pugliesi, specialità di carne, e ha quella bella atmosfera rustica che ti fa sentire come se stessi pranzando a casa di qualche lontano parente di campagna che cucina meglio di tua nonna.
Poi c’è La Selva di Diana, un nome che suona molto più epico di quanto probabilmente sia. Questo posto è praticamente una favola: ampie vetrate che ti fanno sentire dentro e fuori contemporaneamente, alberi giganteschi tutto intorno decorati con luci che la sera creano un’atmosfera che oscilla tra “cena romantica” e “matrimonio degli elfi”. Servono antipasti, salumi, formaggi, primi piatti e grigliate di carne. È il tipo di posto dove porti qualcuno quando vuoi fare colpo, o quando vuoi semplicemente mangiare bene circondato dalla bellezza.
Appena fuori dalla foresta, quasi come guardiano all’ingresso, c’è l’Agriturismo Masseria Chinunno. Qui il concetto è: prodotti a km 0, cucina casalinga, e quel senso di autenticità che si trova solo quando chi cucina ama davvero quello che fa. È perfetto se dopo una giornata nella natura volete continuare l’esperienza con un pranzo che sa di tradizione.
Tutti questi posti hanno una cosa in comune: l’idea che mangiare non sia solo riempirsi lo stomaco, ma un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. E quando mangi circondato da una foresta, con l’aria fresca che entra dalle finestre e il canto degli uccelli come sottofondo, anche un semplice piatto di orecchiette diventa un’esperienza memorabile.
Area pic nic
Parliamo ora di una delle attività più sottovalutate e allo stesso tempo più piacevoli che si possano fare nella natura: il picnic. La Foresta Mercadante ha capito perfettamente che gli esseri umani hanno bisogno di sedersi, mangiare, e contemplare la vita mentre masticano un panino.
Le aree picnic sono disseminate in vari punti della foresta, come piccole oasi di civiltà nel verde. Ci sono tavoli e panche in legno e pietra, costruiti con quella solidità che fa capire che sono lì per restare. Alcuni tavoli sono strategicamente posizionati sotto alberi giganteschi che forniscono ombra naturale, il che in estate vale più dell’aria condizionata.
Ora, una nota importante: non ci sono barbecue. E prima che protestiate, c’è una buona ragione. Gli incendi hanno devastato parti della foresta in passato (non sempre accidentalmente, purtroppo), e la Forestale ha giustamente deciso che è meglio prevenire che spegnere. Quindi, se volete fare un picnic, portate cibo già pronto o che non richieda fuoco. Panini, focaccia, taralli, frutta, formaggi – tutto quello che rende un picnic degno di questo nome senza mettere in pericolo 1.300 ettari di alberi.
Le aree picnic sono facilmente raggiungibili, sia a piedi che in auto lungo i viali forestali principali. Alcune sono più appartate, perfette per chi cerca un po’ di privacy. Altre sono più grandi e attrezzate, ideali per le famiglie numerose o i gruppi di amici che vogliono godersi una giornata insieme.
C’è una regola non scritta ma importantissima: portate via i vostri rifiuti. Sempre. La foresta è bella perché è pulita, e resta pulita solo se ognuno fa la sua parte. Portatevi dei sacchetti, riempiteli, e buttateli nei contenitori appositi all’uscita. È l’unico “biglietto” che la foresta vi chiede di pagare: rispetto.
Molte persone vengono qui la domenica mattina, quando il sole filtra tra gli alberi e l’aria è ancora fresca, si sistemano a un tavolo, e passano ore a chiacchierare, mangiare, leggere, dormicchiare. È il tipo di giornata che non succede niente di speciale, eppure finisce per essere memorabile.
Come arrivare alla Foresta Mercadante da Bari?
La bella notizia è che la Foresta Mercadante non si trova in qualche angolo remoto della Puglia raggiungibile solo con mezzi di fortuna e un mulo testardo. È sorprendentemente accessibile, il che è raro per un posto così bello (di solito più un posto è bello, più è difficile da raggiungere, è una legge non scritta del turismo).
Da Bari, prendete la Strada Statale 96 in direzione Altamura. È una di quelle strade che gli italiani conoscono bene, l’arteria principale che collega la costa all’entroterra. Dopo un po’, svoltate sulla SP18, la Strada Provinciale che vi porterà direttamente a Cassano delle Murge e alla foresta. Il tutto vi prenderà circa 40 minuti. Quaranta minuti! È meno del tempo che molti impiegano per andare al lavoro, ma alla fine invece di trovarvi in un ufficio vi troverete circondati da alberi secolari e aria pura.
Le indicazioni stradali sono chiare, un miracolo italiano da celebrare. Vedrete cartelli che dicono “Foresta Mercadante” come se la foresta stessa vi stesse chiamando: “Ehi, sono qui, vieni a trovarmi”.
C’è un ampio parcheggio gratuito all’ingresso principale. Gratuito! In un mondo dove parcheggiare costa quanto una cena al ristorante, trovare un parcheggio gratis per visitare una foresta sembra quasi un atto rivoluzionario. Ovviamente, nei weekend e nei giorni festivi, arrivate presto. Tutti i baresi hanno la stessa idea, specialmente quando fa caldo e l’idea di stare sotto gli alberi diventa irresistibile.
Se non avete la macchina, potete prendere un treno o un autobus per Cassano delle Murge dalla stazione centrale di Bari. Da lì, un autobus locale o un taxi vi porteranno alla foresta in circa 15 minuti. Non è il percorso più rapido, ma ha il suo fascino: dal caos di Bari alla quiete della foresta, il viaggio stesso diventa parte dell’esperienza.
L’ingresso alla foresta è gratuito. Sì, avete letto bene. In un’epoca dove sembra che tutto abbia un prezzo, la forsta vi accoglie senza chiedere nulla in cambio, se non forse un po’ di rispetto per l’ambiente. È il tipo di generosità che ti fa amare di più un posto.
Un pensiero finale
La Foresta Mercadante è uno di quei posti che all’inizio visiti per curiosità o per necessità (fuggire dalla città, far felici i bambini, fare quella benedetta camminata che il dottore continua a raccomandarti), e poi finisci per tornarci perché scopri che ti mancava.
È una foresta che non dovrebbe esistere – nata dall’errore umano del disboscamento, costruita per correggere le conseguenze di quell’errore – eppure adesso c’è, prospera, vive. Gli alberi che furono piantati quasi cento anni fa sono diventati giganti. Gli animali che nessuno aveva invitato si sono stabiliti lì. I sentieri che erano solo tracce nella terra si sono trasformati in percorsi amati da migliaia di persone ogni anno.
È il tipo di posto che ti ricorda che a volte, solo a volte, gli esseri umani fanno le cose per bene. Creiamo qualcosa di bello, lo curiamo, lo proteggiamo, e lo condividiamo con chiunque voglia venire. Nessun biglietto d’ingresso, nessuna barriera, solo una foresta aperta a tutti.





