Parco Bonomo, il nuovo polmone verde di Bari
Il parco che nessuno si aspettava in un quartiere che tutti credevano di conoscere già.
C’è una cosa che, per anni, è mancata davvero a Bari: un parco urbano vero. Non un giardinetto stretto tra due palazzi, non un’aiuola con qualche panchina, non quel triangolino verde all’incrocio che il comune ha dignitosamente chiamato “area di sosta”: un parco vero, di quelli in cui ti perdi per un’ora senza accorgertene, dove i bambini possono correre senza che qualcuno gli urli dietro, e dove un albero adulto non è una rarità ma una norma. Negli ultimi anni, finalmente, qualcosa è cambiato. È nato il Parco Bonomo, e a vederlo si capisce subito che la città ha deciso di farlo per bene.
Si trova in Via Giovanni Amendola, non troppo distante dal Politecnico, in quella zona di Bari che fino a qualche tempo fa nessuno avrebbe pensato di descrivere come “verde”. Eppure eccolo qui: 350 alberi, 350 arbusti, vialetti curati, fontane, panchine, scorci che cambiano a seconda dell’ora della giornata, e — sorpresa — un anfiteatro fatto interamente di siepi, una piccola meraviglia paesaggistica che richiama la tradizione dei giardini rinascimentali italiani trapiantata, con un certo coraggio progettuale, nel cuore di una città del Sud nel XXI secolo. Non è uno di quegli interventi posticci che dopo due anni mostrano già i segni del cedimento. È un parco pensato, disegnato, voluto, e si vede.
Quello che lo rende speciale, oltre alla qualità della progettazione, è la sua gratuità totale: ingresso libero, accessibile ventiquattro ore su ventiquattro, gestito come spazio pubblico autentico — una di quelle generosità urbanistiche che oggi non capitano spesso. Ci puoi andare per leggere, per camminare, per portare i bambini, per uno yoga improvvisato all’alba o per un picnic al tramonto. Il Parco Bonomo è il regalo che Bari si è fatta da sola dopo decenni in cui aveva guardato con un misto di invidia e rassegnazione i grandi parchi del Nord Italia. E come tutti i regali buoni, lo si apprezza davvero solo quando ci passi del tempo dentro.
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Storia di Parco Bonomo
La storia del Parco Bonomo comincia con un’area che, per decenni, è stata uno di quei luoghi che a Bari abbondavano e che oggi imbarazzerebbero qualsiasi assessore all’urbanistica: un terreno dimenticato, lasciato a se stesso, a metà strada tra il niente e il quasi-niente. Si trovava nei pressi del Politecnico, in una zona della città che negli anni Settanta e Ottanta aveva visto crescere palazzi e quartieri residenziali senza che qualcuno si premurasse di affiancare al cemento un po’ di verde decente. La famiglia Bonomo, proprietaria storica del terreno, era una di quelle dinastie baresi che hanno lasciato il segno nella storia della città — e il nome dell’area, alla fine, è rimasto quello, perfino quando l’area stessa sembrava aver perso ogni ragione d’essere.
Per anni si è parlato di farci qualcosa. Era uno di quei progetti di cui si discuteva nei consigli comunali, sui giornali locali, nei bar — il classico “bisognerebbe”, “sarebbe ora”, “prima o poi” che a Bari, come in tante città italiane, accompagna i progetti urbanistici per generazioni intere senza che si traduca in azione. Poi, finalmente, qualcosa si è mosso. È stato approvato il progetto, sono stati stanziati i fondi, è arrivato l’intervento di rigenerazione urbana che ha trasformato l’area abbandonata in un parco pubblico vero, con la qualità progettuale di un giardino paesaggistico di livello — quel tipo di operazione che, quando funziona, ti fa pensare che in fondo le città possono ancora migliorarsi, basta volerlo.
L’inaugurazione del Parco Bonomo è stata uno di quegli eventi che a Bari hanno il sapore della piccola rivincita collettiva: per una volta, la città non si era limitata a costruire un parcheggio o un centro commerciale, ma aveva regalato a se stessa qualcosa di gratuito, di bello, di pensato per durare. Da quel momento il parco è diventato uno dei luoghi più frequentati della zona, e ha conquistato rapidamente il suo posto nell’immaginario barese — non come “il nuovo parco di Bari”, ma semplicemente come il parco, quello che mancava da decenni e che adesso, finalmente, c’è. Una di quelle storie urbane che fanno bene anche solo a raccontarsi.
Cosa vedere al Parco Bonomo

L’elemento più sorprendente del Parco Bonomo è anche quello che meno ti aspetteresti di trovare in un parco urbano del Sud Italia: l’Anfiteatro di Verzura. È una struttura ricavata interamente con siepi sagomate, gradinate vegetali che salgono in cerchio intorno a uno spazio centrale, una sorta di piccolo teatro greco trapiantato nel mondo delle piante. È un’idea che richiama i grandi giardini rinascimentali italiani — quelli di Villa Reale di Marlia, di Villa Gamberaia, dei giardini medicei toscani — e ritrovarla a Bari, in un parco pubblico contemporaneo, è una di quelle piccole sorprese che ti fanno alzare le sopracciglia in segno di approvazione. Vale la pena fermarsi sui suoi gradini di verde, sedersi un attimo, e capire come una cosa così raffinata sia finita in un quartiere che fino a poco fa era famoso per ben altri motivi.

Il secondo elemento da vedere è il monumentale ingresso storico del parco, quello con le due torri che sembrano uscite dall’architettura industriale di inizio Novecento e che oggi fanno da soglia scenografica all’intera area. È un dettaglio che racconta la storia del luogo prima ancora che tu cominci a camminarci dentro: dice che questo posto ha un passato, che non è nato dal nulla, che qualcuno qui ci ha vissuto e lavorato molto prima che si decidesse di farne un parco. Entri da lì, attraversi le torri, e già sai che la giornata sarà diversa dal solito giretto al giardinetto sotto casa. Subito dopo l’ingresso, il parco si apre con i suoi viali alberati, le panchine, le aiuole curate e quei 350 alberi che, tutti insieme, riescono in qualcosa di abbastanza miracoloso: far dimenticare che ti trovi nel mezzo di una città di trecentomila abitanti.
Infine, vale la pena dedicare attenzione al parco nel suo insieme come progetto paesaggistico. Cammina senza fretta lungo i sentieri, osserva come la vegetazione è organizzata per zone, nota i contrasti tra le aree più ombrose e quelle più aperte, le fontane discrete che si incontrano qua e là, gli scorci che cambiano a seconda di dove ti giri. Non è uno di quei parchi pensati come somma di attrazioni — è uno spazio progettato per camminarci dentro e lasciarsi accompagnare. Porta un libro, porta un’amico, porta semplicemente te stesso. Il Parco Bonomo si rivela poco alla volta, con la pazienza dei luoghi che sanno di non dover stupire al primo sguardo. E quando lo fai con il tempo giusto, ti regala una di quelle ore che a fine giornata ti accorgi di aver vissuto davvero, invece di averle solo attraversate.
Quando visitare Il Parco Bonomo di Bari
Il Parco Bonomo è aperto ventiquattro ore su ventiquattro, gratuitamente, tutto l’anno — una di quelle libertà urbane che oggi non si sprecano, e che vale la pena ricordare ogni volta che si parla di Bari. Detto questo, certi momenti rendono la visita decisamente migliore di altri. La primavera, da marzo a maggio, è la stagione in cui il parco dà il meglio di sé: le siepi dell’anfiteatro di verzura riprendono colore, le aiuole esplodono, e camminare tra i viali alberati diventa un piccolo lusso quotidiano. L’autunno, da settembre a novembre, regala invece quei toni caldi e quella luce gentile che fanno sembrare ogni foto migliore di quello che meriterebbe. L’estate funziona alla grande nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio, quando l’ombra degli alberi diventa la cosa più preziosa del quartiere; mentre l’inverno, soprattutto nelle giornate di sole basso, ha quel suo fascino discreto di parco silenzioso e quasi privato.
Quanto agli orari della giornata, l’alba è il momento dei runner, dei contemplativi e di chi vuole il parco praticamente per sé. Il tardo pomeriggio, intorno al tramonto, è quello delle famiglie con bambini, dei lettori e di chi semplicemente vuole stare seduto su una panchina a far niente — un’attività sottovalutata che in un posto come questo torna ad avere il significato che merita. Da evitare, se cerchi tranquillità, le domeniche pomeriggio di alta stagione, quando il parco si riempie e l’atmosfera diventa più carnevale di quartiere che giardino paesaggistico — il che, se cerchi gente e vivacità, può anche essere esattamente quello che ti serve.
Come raggiungere Parco Bonomo dalla Stazione Centrale di Bari
Vuoi visitare il parco Bonomo ma non sai come arrivarci? Niente paura, è più facile di quanto pensi! Se parti dalla stazione centrale di Bari, hai diverse opzioni. La più comoda? Prendi il bus 21 e scendi alla fermata “Ospedale Pediatrico”: il parco è proprio lì davanti, non puoi sbagliare!
Se preferisci la comodità, un taxi ti porterà a destinazione in circa 10 minuti – basta che dici “Via Amendola” e sei a posto.
Sei un tipo sportivo? Allora la bicicletta fa al caso tuo! Bari ha un fantastico servizio di bike sharing chiamato “BariBici”: noleggia una bici vicino alla stazione e in 10-15 minuti di pedalata sarai immerso nel verde del parco.
Il bello è che qualunque mezzo tu scelga, raggiungerai facilmente questa oasi verde che sta diventando uno dei luoghi più amati della città di Bari. E una volta arrivato, lasciati semplicemente trasportare dalla magia di questo luogo speciale!
Ingresso gratuito
Parco Bonomo è un parco pubblico visitabile liberamente.








