Cosa comprare a Bari? Guida ai souvenir ed ai prodotti tipici pugliesi da acquistare

Esiste un momento preciso, in ogni vacanza a Bari, in cui ti rendi conto che dovrai comprare qualcosa. Non per necessità, intendiamoci. Nessuno ha mai avuto bisogno urgente di una calamita a forma di orecchiette o di un fischietto di terracotta raffigurante un gallo con gli occhi spiritati. Eppure eccoti lì, fermo davanti a una bottega di Bari Vecchia, a contemplare oggetti che fino a cinque minuti prima non sapevi nemmeno esistessero, con la certezza assoluta che la tua vita non sarà completa senza di essi.

Bari, va detto, è particolarmente insidiosa su questo fronte. La città ha perfezionato nei secoli l’arte sottile di separare i turisti dal loro denaro, ma lo fa con tale grazia e genuinità che alla fine li ringrazi pure. Passeggi tra i vicoli del centro storico pensando di fare solo due foto, e mezz’ora dopo ti ritrovi con tre sacchetti di orecchiette, una bottiglia di olio che il proprietario giura essere “il migliore della Puglia” (cosa che, scoprirai, dicono tutti), e un pumo in ceramica che non sai bene dove metterai ma che ti sembrava bellissimo.

Questa guida nasce per aiutarti a navigare questo delizioso pericolo. O forse per peggiorare le cose, aggiungendo alla lista oggetti di cui non sospettavi l’esistenza. Procediamo.

Cosa comprare a Bari? Le cose da mangiare (e da far mangiare agli altri)

Le orecchiette e le signore che le fanno

Se c’è un’immagine che definisce Bari Vecchia più di qualsiasi cartolina, sono le famose signore delle orecchiette sedute fuori dalle loro case con le mani nella farina. Stanno lì, su sedie di legno che hanno visto tempi migliori, e modellano orecchiette con una velocità che sfida le leggi della fisica. Tu stai ancora cercando di capire come funziona il movimento del pollice, e loro ne hanno già fatte venti.

Le orecchiette – che prendono il nome dalla loro forma vagamente auricolare, anche se personalmente le ho sempre trovate più simili a piccoli cappelli da elfo – sono il souvenir gastronomico perfetto. Costano poco, pesano poco, e quando le regali a qualcuno puoi dire con aria sapiente: “Le ho comprate da una signora in un vicolo di Bari Vecchia”. Il che è vero, tecnicamente, anche se non menzioni che c’erano altre quaranta persone in fila dietro di te.

Alcune di queste signore offrono anche lezioni. L’idea è affascinante: in venti minuti impari a fare la pasta come le nonne pugliesi. La realtà è che passi venti minuti a produrre forme informi mentre la signora ti guarda con quella particolare espressione di pazienza che le nonne mediterranee riservano agli incompetenti ben intenzionati. Ma è un’esperienza che vale il viaggio, e alla fine ti mandano a casa con le tue orecchiette storte, che curiosamente avranno un sapore migliore di qualsiasi pasta tu abbia mai comprato.

APPROFONDIMENTO: Cosa mangiare a Bari

Focaccia, taralli, e l’arte di non arrivare mai a pranzo

la vera focaccia barese dove si mangia
Un pezzo di focaccia barese da mangiare vicino al mare

La focaccia barese è una di quelle cose che ti fanno capire quanto poco hai vissuto fino a quel momento. È morbida dentro, croccante fuori, unta al punto giusto, coperta di pomodorini che sembrano scoppiare di gusto e olive che qualcuno ha avuto la bontà di snocciolare. La compri “per assaggiarla” alle dieci del mattino e alle dieci e cinque l’hai finita, chiedendoti se sia socialmente accettabile comprarne un’altra.

Portarla a casa è complicato – diventa un po’ gommosa dopo un giorno – ma alcuni forni la vendono sottovuoto. Non sarà la stessa cosa, ma il ricordo sarà sufficiente a farti piangere di nostalgia.

I taralli, invece, sono il souvenir perfetto per chi vuole sembrare generoso senza svenarsi. Questi anellini di pasta croccante esistono in mille varianti – classici, al finocchio, al peperoncino, alle olive – e hanno il vantaggio di durare settimane e di sopravvivere anche ai bagagli più maltrattati. Ne compri un sacchetto pensando che basterà, poi ne compri altri tre “per i regali”, poi ne mangi due sacchetti durante il viaggio di ritorno. È il ciclo naturale delle cose.

APPROFONDIMENTO: I migliori 7 panifici dove mangiare l’autentica focaccia barese

I panzerotti, ovvero la perdizione

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Tipici panzerotti baresi appena fritti

Il panzerotto barese è, tecnicamente, un calzone fritto ripieno di pomodoro e mozzarella. Nella pratica, è una delle ragioni per cui i pantaloni hanno la vita elastica. Lo addenti, la mozzarella fila, il pomodoro scotta quanto basta per farti pentire di non aver aspettato, ma non abbastanza da impedirti di addentarlo di nuovo.

Le friggitorie di Bari Vecchia ne sfornano a ciclo continuo, e c’è sempre una piccola folla di persone che aspetta il proprio turno con l’espressione concentrata di chi sta per compiere un atto importante. Non puoi portarli a casa – perdono magia dopo dieci minuti – ma puoi mangiarne abbastanza da costituire un ricordo indelebile. E qualche chilo.

Le sgagliozze meritano una menzione: fette di polenta fritta vendute agli angoli delle strade, bollenti e unte e assolutamente irresistibili. Costano quasi niente e valgono moltissimo.

APPROFONDIMENTO: Dove mangiare i migliori panzerotti a Bari

Olio e vino: le cose serie

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Olio d’oliva barese

La Puglia produce circa il 40% dell’olio italiano, il che la rende fondamentalmente il rubinetto d’olio della nazione. L’olio pugliese è intenso, fruttato, con note di mandorla e carciofo – o almeno così dicono quelli che capiscono queste cose. Io so solo che è buono, molto più buono di quello che compro normalmente, e che una volta assaggiato quello vero diventa difficile tornare indietro.

Ogni negoziante ti dirà che il suo olio è il migliore. Alcuni ti racconteranno del frantoio del nonno, delle olive raccolte a mano, del metodo tradizionale. Saranno tutti sinceri, probabilmente. La Puglia è piena di olio eccellente e di persone orgogliose di produrlo. Comprane una bottiglia, o due, o cinque. Pesa in valigia, ma ne vale la pena.

Per il vino, i nomi da conoscere sono Primitivo, Negroamaro, Nero di Troia. Sono vini corposi, che sanno di sole e di terra rossa, perfetti per le serate invernali quando vorrai ricordare l’estate pugliese. Le enoteche offrono degustazioni, e il personale è generalmente felice di guidarti nella scelta – il che significa che uscirai con più bottiglie di quelle previste, ma anche con qualche conoscenza in più.

Dolci: il pasticciotto e altre debolezze

pasticciotto pugliese crema e amarena
Tipico pasticciotto pugliese crema ed amarena

Il pasticciotto è uno scrigno di pasta frolla ripieno di crema pasticcera. Fin qui, niente di speciale, potresti pensare. Poi lo assaggi. Poi ne ordini un altro. Poi cominci a chiederti se sia possibile vivere di soli pasticciotti.

Il segreto sta nella semplicità: pasta frolla burrosissima, crema densa, cottura perfetta. Lo mangi caldo, appena sfornato, possibilmente seduto a un tavolino di una pasticceria con un caffè che in confronto un espresso milanese sembra acqua sporca. È uno di quei momenti in cui la vita ha senso.

Le cartellate sono per eccellenza il dolce natalizio di Bari: nastri di pasta fritta conditi con vincotto, quel mosto cotto che è un’altra cosa da comprare e portare a casa. Il vincotto funziona su tutto – dolci, gelato, formaggi, probabilmente anche sulla carta da parati, se ci provassi – ed è uno di quei prodotti che non sapevi di volere finché non lo scopri.

Burrata, stracciatella, e l’estasi casearia

burrata pugliese con contorno pomodori
Burrata pugliese

La burrata è tecnicamente un formaggio. In pratica, è un’esperienza mistica. La tagli, e da dentro cola la stracciatella – sfilacci di mozzarella immersi in panna fresca – con una sensualità che dovrebbe essere illegale. La mangi con un po’ di pane, magari un filo d’olio, e per qualche minuto dimentichi tutti i tuoi problemi.

Il problema è portarla a casa. La burrata vive al massimo un paio di giorni, e non ama viaggiare. Ma i caseifici baresi hanno risolto: la impacchettano con il ghiaccio, in contenitori termici, e ti garantiscono che arriverà intatta. Costa un po’ di più, ma quando la aprirai a casa e vedrai l’espressione di chi la assaggia per la prima volta, saprai che ne valeva la pena.

Il caciocavallo pugliese è l’altra star casearia: stagionato, sapido, perfetto grattugiato sulla pasta o mangiato a scaglie con un bicchiere di Primitivo. E il capocollo di Martina Franca, tra i salumi, è qualcosa per cui vale la pena fare spazio in valigia.

Lampascioni e altre stranezze deliziose

I lampascioni sono bulbi selvatici che crescono nella campagna pugliese. Hanno un sapore amarognolo e una consistenza particolare, e dividono nettamente l’umanità in due fazioni: quelli che li adorano e quelli che si chiedono perché qualcuno abbia pensato di mangiarli. Io appartengo alla prima categoria, ma capisco i perplessi.

Li trovi sott’olio in tutti i negozi di prodotti tipici. Insieme a loro, un universo di conserve: melanzane a filetti, pomodori secchi (che in Puglia raggiungono livelli di perfezione sconosciuti altrove), capperi, carciofi, olive di ogni tipo. Sono regali perfetti perché durano, viaggiano bene, e permettono a chi li riceve di assaggiare la Puglia senza muoversi dal divano.

Le cose non commestibili (ma altrettanto irresistibili)

Il pumo: il bocciolo che conquistò la Puglia

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Se hai passato più di dieci minuti in Puglia, hai visto un pumo. Sono ovunque: sui balconi, nelle vetrine, nei ristoranti, probabilmente anche nei sogni dei pugliesi. Questo oggetto in ceramica rappresenta un bocciolo di fiore d’acanto pronto ad aprirsi, ed è diventato il simbolo non ufficiale della regione.

Il pumo simboleggia prosperità, fertilità, buon auspicio – tutto quello che vorresti augurare a qualcuno senza dover spiegare troppo. “Tieni, ti ho portato un pumo” suona meglio di “tieni, ti ho portato un bocciolo di ceramica che rappresenta la fertilità”, anche se significano la stessa cosa.

Attenzione però: come tutte le cose popolari, il pumo ha attirato l’industria della bruttezza. Molti di quelli in vendita sono fatti con stampi, grossolani, panciuti, con foglie che sembrano disegnate da qualcuno con fretta e poco talento. Il pumo vero, fatto a mano al tornio a Grottaglie, è un’altra cosa: sottile, esile, elegante. Costa di più, ma è la differenza tra un souvenir e un oggetto che terrai per sempre.

I fischietti di Rutigliano: quando l’argilla canta

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A Rutigliano, una ventina di chilometri da Bari, producono fischietti di terracotta da così tanto tempo che nessuno ricorda più quando hanno cominciato. Alcuni dicono che la tradizione risalga al Neolitico, il che sembra esagerato finché non vedi la passione con cui gli artigiani locali ne parlano.

La forma classica è il gallo, simbolo di virilità e buon auspicio. La tradizione vuole che il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate, gli uomini di Rutigliano regalino un fischietto a forma di gallo alle loro fidanzate. C’è anche una credenza legata ai matrimoni: la sposa deve soffiare nel fischietto davanti agli invitati. Se fischia, il matrimonio sarà felice. Se non fischia… beh, immagino sia un buon momento per rivalutare le proprie scelte di vita.

Oggi i fischietti raffigurano di tutto: politici, calciatori, personaggi famosi, scene di vita quotidiana, animali reali e immaginari. Sono coloratissimi, spesso satirici, sempre fatti a mano. La lavorazione richiede giorni – modellazione, asciugatura, cottura, pittura – e il risultato è un oggetto che è insieme giocattolo, opera d’arte e pezzo di storia.

Se ti interessa approfondire, a Rutigliano c’è un museo del fischietto. Sì, un museo intero dedicato ai fischietti. È quel tipo di posto che esiste solo in Italia e che ti fa amare questo paese.

San Nicola e la faccenda della Manna

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Statue in terracotta di San Nicola

San Nicola è il patrono di Bari, e i baresi prendono la cosa molto seriamente. La Basilica che porta il suo nome, nel cuore della città vecchia, custodisce le sue reliquie dal 1087, quando un gruppo di marinai baresi le trafugò da Myra, nell’attuale Turchia. “Trafugò” è un modo gentile per dire “rubò”, ma in epoca medievale queste cose funzionavano così, e comunque i baresi preferiscono il termine “traslazione”.

La cosa interessante – e qui la storia diventa davvero particolare – è che dalle ossa del santo trasuda un liquido. Si chiama Santa Manna, e il fenomeno è documentato da secoli. Ogni anno, il 9 maggio, il rettore della Basilica estrae questo liquido dalla tomba in una cerimonia solenne, lo mescola con acqua benedetta, e lo distribuisce ai fedeli in piccole ampolle.

Nel 1925 l’Università di Bari analizzò la manna e concluse che è acqua purissima. La spiegazione scientifica più probabile è la condensa, dato che la tomba si trova sottoterra in una città di mare. Ma per i devoti, che sia miracolo o fenomeno naturale, conta che provenga dalle ossa del santo. È una di quelle questioni su cui la scienza e la fede concordano di non essere d’accordo.

Puoi comprare una boccetta di manna nella Sala Offerte della Basilica. È un souvenir unico, che tu sia credente o semplicemente affascinato dalle stranezze del mondo. Insieme alla manna trovi ogni tipo di oggetto legato al santo: statuette, medaglie, quadri, rosari. Le calamite con l’immagine di San Nicola sono il souvenir più venduto – perché le calamite sono sempre il souvenir più venduto, ovunque nel mondo, e questo dice qualcosa sulla natura umana che preferisco non approfondire.

Dove separarsi dal proprio denaro

Bari Vecchia: il labirinto delle tentazioni

Il centro storico di Bari è un dedalo di vicoli dove è facilissimo perdersi e ancora più facile spendere. Ogni angolo nasconde una bottega, ogni bottega un tesoro, ogni tesoro un prezzo sorprendentemente ragionevole. È una trappola perfetta, e ci cascherai con gioia.

Qui trovi le signore delle orecchiette, i negozi di ceramiche, le botteghe di prodotti tipici, i venditori di oggetti religiosi. Il trucco è distinguere l’artigianato autentico dai souvenir prodotti in serie. Come regola generale: se il proprietario ti racconta una storia, probabilmente è autentico; se ti guarda con l’aria di chi vuole solo che tu compri e te ne vada, probabilmente no.

Bari Vecchia è anche il regno dello street food. Ti fermi per un panzerotto, ti ritrovi con un sacchetto di sgagliozze, fai un salto in focacceria “solo per vedere”, e alla fine hai pranzato quattro volte senza nemmeno accorgertene. Non è un problema, è una caratteristica.

Via Sparano: dove i baresi fanno finta di essere milanesi

Se Bari Vecchia è il cuore popolare della città, Via Sparano è il suo salotto buono. Questa isola pedonale attraversa il quartiere Murattiano come una passerella di moda, fiancheggiata da vetrine luccicanti e palazzi eleganti. Qui trovi i grandi marchi – Prada, Gucci, Max Mara – e i baresi vestiti di tutto punto che passeggiano con l’aria di chi ha cose importanti da fare ma non ha fretta di farle.

Il Palazzo Mincuzzi, gioiello Liberty che ospitava i grandi magazzini della città, è di per sé una ragione per passare di qui. Anche se non compri niente, vale la passeggiata.

Corso Vittorio Emanuele è l’altra arteria importante: separa la città vecchia da quella nuova, e lungo il suo percorso trovi negozi, caffè storici, e quella particolare atmosfera di eleganza un po’ decadente che caratterizza le città del Sud Italia. È il posto giusto per comprare qualcosa di bello per te stesso, invece che per gli altri.

APPROFONDIMENTO: Dove fare shopping a Bari

I mercati: dove i baresi fanno la spesa vera

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Il Mercato del quartiere Libertà è il tipo di posto che i turisti di solito evitano e che invece dovrebbero frequentare. Qui nessuno vende calamite o pumi: qui si vende cibo, quello vero, quello che i baresi comprano per pranzo. Frutta che sa di frutta, verdura che sa di verdura, pesce che mezz’ora fa nuotava. È un’esperienza sensoriale totale – colori, odori, voci che contrattano – e un ottimo modo per capire come vive davvero la città.

A nderr a la lanz – il vecchio porticciolo della città – i pescatori vendono il pescato direttamente dalle barche. Cozze, ricci, polpi, gamberi: la freschezza non è garantita, è inevitabile. Se hai una cucina a disposizione, è un’esperienza da non perdere. Se non ce l’hai, puoi sempre guardare e sognare.

Epilogo (con valigia stracolma)

Alla fine, quello che compri a Bari non sono solo oggetti o cibo. Sono pezzi di una cultura che ha radici antichissime e un presente vivacissimo. Un pumo fatto a mano porta con sé le mani dell’artigiano che lo ha modellato. Un sacchetto di orecchiette porta con sé le chiacchiere delle signore che le hanno fatte. Una boccetta di manna porta con sé secoli di fede e di mistero.

Bari è una città che ti conquista con la semplicità e la genuinità, con il cibo buono e le persone aperte, con quel modo tutto meridionale di farti sentire benvenuto anche se ti hanno appena conosciuto. I souvenir che porti a casa sono un modo per prolungare quel feeling, per riviverlo ogni volta che apri una bottiglia d’olio o guardi un fischietto sul mobile del soggiorno.

E se la valigia pesa troppo, pazienza. È il peso della felicità. O almeno, è quello che ti dirai mentre la trascini per l’aeroporto, sudando e chiedendoti perché hai comprato anche quella ceramica che “tanto era così bella”.

Buon viaggio, e buon appetito.