Mia nonna non aveva mai letto Seneca, eppure sapeva tutto quello che c’era da sapere sulla vita.
Lo sapeva perché era cresciuta a Bari, in quelle strade strette del centro storico dove la saggezza si tramandava a voce, da una generazione all’altra, compressa in frasi brevi che contenevano universi interi. Frasi che non avevano bisogno di spiegazioni perché tutti le capivano al volo, e che oggi rischiamo di dimenticare.
I detti baresi sono questo: pillole di filosofia popolare distillate in secoli di esperienza, pronunciate in un dialetto che suona aspro alle orecchie di chi non lo conosce, ma che nasconde una dolcezza e una precisione che l’italiano standard non riesce nemmeno a sfiorare.
In questo articolo ti porto alla scoperta di questo patrimonio. Dai proverbi sull’amicizia come “A l’amìsce non ze fasce mà a credènze” a quelli sull’amore come “Acquanne la méserie trase de la porte, u-amore iésse da la fenéste”. Dai detti sulla famiglia come “Le scàrpe so ccóme a le parìinde” alle massime sull’esperienza come “L’esperienza vale più della scienza”. Passando per le perle dedicate alle donne, al matrimonio, ai soldi, e a quella particolare forma di saggezza che i baresi hanno sviluppato per sopravvivere ai vicini di casa.
Preparati a un viaggio tra le parole di una città che ha sempre avuto qualcosa da dire su tutto. E che lo ha sempre detto meglio degli altri.
Perché i proverbi baresi sono diversi dagli altri
Nel 1970, Alfredo Giovine, uno dei più grandi esperti di dialetto barese, pubblicò un libro intitolato “Proverbi pugliesi”. Il volume conteneva centinaia di antichi motti e adagi, con traduzione e significato. Giovine sosteneva che i proverbi avessero sempre rappresentato “la sapienza popolare e le condensate regole di vita del popolo”.
A distanza di oltre cinquant’anni, la maggior parte di questi modi di dire è scomparsa dall’uso quotidiano. Il dialetto si è italianizzato, i giovani lo parlano sempre meno, e quelle frasi che un tempo erano patrimonio comune rischiano di diventare reperti archeologici.
Eppure alcuni detti resistono. Sono così radicati nel linguaggio dei baresi che, come per le parole e le frasi idiomatiche, continuano a rappresentare l’unica vera maniera per esprimere un certo concetto senza essere fraintesi.
C’è qualcosa di unico nei proverbi baresi. Una schiettezza che non fa sconti, un realismo che a volte rasenta il cinismo, e una capacità di fotografare la natura umana con una precisione chirurgica. I baresi, del resto, sono sempre stati gente pratica. E la loro saggezza popolare lo dimostra.
Detti baresi sull’amicizia
I baresi sull’amicizia hanno le idee molto chiare. Forse troppo chiare per i romantici. Ma se ci pensi bene, hanno ragione loro.
“A l’amìsce non ze fasce mà a credènze.”
All’amico non si fa mai credito. Sembra duro, vero? Ma nasconde una verità sottile: mescolare amicizia e denaro è il modo più veloce per perdere entrambi. Meglio tenere separati affetti e affari.
“Agli amici non si fa mai credito.”
La versione italianizzata dello stesso concetto, per chi preferisce la chiarezza alla poesia.
“Amìsce che tutte, fedéle che nessciune.”
Amico di tutti, fedele a nessuno. Chi cerca di piacere a tutti, alla fine non è davvero amico di nessuno. Una lezione di autenticità che vale oggi più che mai, nell’era dei mille “amici” sui social.
“Amìsce con tutte, fedéle con nessuno.”
Variante dello stesso proverbio, con sfumatura leggermente diversa.
“Chi si confida con l’amico, si trova sempre in un pasticcio.”
Un avvertimento sulla prudenza nel confidarsi. Non perché gli amici siano cattivi, ma perché i segreti hanno la tendenza a viaggiare.
“Quanto è bello l’amico quando gli dai; quando non gli dai ti canta tutti i difetti che non hai.”
Ecco il realismo barese nella sua forma più pura. L’amicizia interessata viene smascherata senza pietà: finché dai, sei meraviglioso; appena smetti, scopri difetti che nemmeno sapevi di avere.
“Lassa pèrde a cci non déne nudde da pèrde.”
Lascia perdere chi non ha nulla da perdere. Un consiglio di sopravvivenza sociale: evita le discussioni con chi non ha niente in gioco. Non vincerai mai.
Detti baresi sull’amore, le donne e il matrimonio
Qui i proverbi baresi danno il meglio di sé. Secoli di matrimoni combinati, convivenze forzate e passioni proibite hanno prodotto una saggezza sentimentale che fa impallidire qualsiasi manuale di relazioni.
“Acquanne la méserie trase de la porte, u-amore iésse da la fenéste.”
Quando la miseria entra dalla porta, l’amore esce dalla finestra. Una verità che i poeti romantici preferiscono ignorare, ma che chiunque abbia vissuto periodi difficili conosce bene. L’amore ha bisogno anche di pane.
“La bellézze iè ccóme o ffiore: picche cambe e ssubete more.”
La bellezza è come il fiore: poco dura e subito muore. Un memento mori in versione barese, un invito a cercare qualcosa di più duraturo oltre l’apparenza.
“La fèmne sèmze amore iè nu ffiore senza addore.”
La donna senza amore è un fiore senza odore. Un riconoscimento poetico dell’importanza dell’amore nella vita.
“La donna senza amore è come un fiore senza odore.”
La stessa massima tradotta, per chi vuole il significato senza lo sforzo della decodifica dialettale.
“Fémne e mmìire lévene le penziire.”
Donne e vino tolgono i pensieri. I baresi non giravano intorno alle cose.
“Ci te vole bbéne, apprìsse te véne.”
Chi ti vuol bene, appresso ti viene. Se qualcuno ti ama davvero, ti seguirà. Non serve inseguire chi non è interessato.
“Mègghie nu male marite ca na male cattìva vicìna.”
Meglio un cattivo marito che una cattiva vicina. Un proverbio che dice molto sulla vita nei quartieri popolari di Bari, dove dai vicini non si poteva scappare.
“E’ meglio un marito brutto che niente affatto.”
Il pragmatismo barese applicato al matrimonio. In tempi in cui restare zitelle era un dramma sociale, qualsiasi marito era meglio di nessun marito. Oggi suona terribile, ma racconta un’epoca.
“Sposa bagnata, sposa fortunata.”
Questo lo conoscono tutti. La pioggia nel giorno del matrimonio porta fortuna. O almeno, così si diceva alle spose per consolarle del vestito rovinato.
“Vògghie de megghière, dògghie de marite.”
Voglie di moglie, doglie di marito. Quello che vuole la moglie, il marito lo paga. Un classico della guerra tra i sessi in salsa barese.
Detti baresi sulla famiglia e i parenti
La famiglia a Bari è tutto. Ma questo non significa che i baresi si facciano illusioni sui parenti.
“Le scàrpe so ccóme a le parìinde: cchiù so strètte e cchiù fascene male.”
Le scarpe sono come i parenti: più sono stretti e più fanno male. Geniale. I parenti stretti, come le scarpe strette, sono quelli che danno più problemi. La vicinanza genera attrito.
“Chi non conosce il padre, conosce il figlio.”
I figli sono lo specchio dei genitori. Se vuoi capire una famiglia, guarda i figli.
“Le fìgghie fémmene so cambiale.”
Le figlie femmine sono cambiali. Un proverbio che parla di doti, matrimoni e spese. Le figlie, in tempi passati, erano un investimento economico da ripagare al momento delle nozze.
“Fìgli pìccoli, guài pìccoli; fìgli grandi, guài grandi.”
Figli piccoli, guai piccoli; figli grandi, guai grandi. Ogni genitore annuisce leggendo questo proverbio. I problemi crescono insieme ai figli.
“Fìgghje e nnepute, ciò ca fàshe jè perdute.”
Figli e nipoti, quello che fai per loro è perso. Ecco il cinismo barese nella sua forma più cristallina. Non è cattiveria, è constatazione: puoi sacrificarti una vita intera per i tuoi figli e nipoti, ma non aspettarti gratitudine. Quello che dai, dallo perché vuoi darlo, non perché ti tornerà indietro. Un proverbio che suona amaro, ma che in realtà libera: se non ti aspetti niente, non resterai deluso. E se qualcosa arriva, sarà tutto guadagnato.
“Na case sènza fèmne iè na varche sènza temóne.”
Una casa senza donna è una barca senza timone. Un riconoscimento del ruolo centrale della donna nella gestione familiare.
Detti baresi sull’esperienza e la saggezza
Ecco dove i proverbi baresi raggiungono le vette della filosofia pratica. Niente Aristotele, niente Platone. Solo buon senso distillato.
“La speriénze vale cchiù de la ssciénze.”
L’esperienza vale più della scienza. La teoria è bella, ma senza pratica non serve a niente. Un principio che ogni artigiano barese conosceva a memoria.
“Accóme spìinne, mange.”
Come spendi, mangi. Investi bene e avrai buoni risultati. La qualità si paga, e chi risparmia troppo finisce per pagare di più.
“Chi pensa sempre diventa pazzo.”
Un invito a non rimuginarci troppo sopra. A volte bisogna agire invece di pensare.
“Chi non parla non sbaglia.”
Il silenzio è d’oro, specialmente quando non sai cosa dire.
“Chi prende per primo, prende due volte.”
Il vantaggio della prima mossa. Chi arriva prima, guadagna doppio.
“Ci non accétte, non mmèrede.”
Chi non accetta, non merita. Se rifiuti le opportunità, non lamentarti poi di non averne.
“U tacé vale na dòppia respòste.”
Il tacere vale una doppia risposta. A volte il silenzio comunica più di mille parole.
“Pòco, maledétte e sùbito.”
Poco, maledetto e subito. Meglio poco ma sicuro che molto ma incerto. Un principio di prudenza finanziaria che le banche dovrebbero appendere in ogni filiale.
Detti baresi sui soldi e il lavoro
I baresi con i soldi hanno sempre avuto un rapporto pragmatico. Né avari né spendaccioni, ma attenti. Molto attenti.
“Colui al quale devi dei soldi, ti prega la vita.”
Chi ti deve soldi diventa servile. Ma attenzione: appena il debito si estingue, anche la gentilezza svanisce.
“U cùdde c’avànze terrìse, te préche la vite.”
La versione dialettale dello stesso concetto.
“Chenzìgglie ca non ze paghene, non ze ascoltene.”
Consigli che non si pagano, non si ascoltano. Se qualcosa è gratis, tendiamo a non dargli valore. Vale per i consigli come per tutto il resto.
“Ci auuànde apprìme, auuànde do volde.”
Chi avanza per primo, avanza due volte. Ancora il vantaggio della prima mossa, applicato agli affari.
“Ogni pelo lancia un grido (quando uno lavora poco, pur non avendo fatto gran ché, cerca di far rivalere il poco fatto).”
Una fotografia perfetta di chi lavora poco ma si lamenta molto.
I proverbi baresi più famosi (e cosa significano davvero)
Ci sono alcuni detti che ogni barese conosce. Quelli che si sentono ancora per le strade, nei bar, nelle discussioni familiari. Ecco i più iconici.
“Addò àrrive, chiànde u zìppe.”
Dove arrivi, pianta il ramoscello. Significa: datti da fare, impegnati al massimo, ma arrivato al limite delle tue possibilità, fermati e accontentati del lavoro compiuto. Un equilibrio perfetto tra ambizione e realismo.
“Ci-ammène prìme, ammène do volde.”
Chi colpisce prima, colpisce due volte. Un adagio poco pacifista che consiglia di sferrare in anticipo un colpo all’avversario, approfittando dell’effetto sorpresa e dello stordimento dell’antagonista.
“Ci sparte iàve la mègghia parte.”
Chi divide ha la parte migliore. Vale sia per il cibo (chi distribuisce le porzioni si tiene il “meglio”) che per le discussioni. Chi divide i litiganti infatti si ritrova spesso in mezzo, vittima della furia di entrambi.
“Sande Necòle iè amànde de le frastìire.”
San Nicola ama i forestieri. Ha una doppia lettura: sia che San Nicola favorisce i forestieri nei commerci (con lieve risentimento dei baresi), sia che i cittadini in occasione delle feste fraternizzano sempre con i pellegrini. Da qui deriva il detto “a Bari nessuno è straniero”.
“U pùlpe se còsce che l’àcqua soa stésse.”
Il polpo si cuoce con la sua stessa acqua. Una derivazione del proverbio nazionale sul lasciar bollire qualcuno nel suo brodo, ma in versione barese il protagonista è il polpo, mollusco che non ha bisogno di particolari accorgimenti per essere cucinato. Significa: lascia che le persone imparino dai propri errori.
“Passàte u sànde, passàte la féste.”
Passato il santo, passata la festa. Sembra un invito a cogliere l’attimo, ma il significato è più profondo: i rapporti fra gli uomini sono sempre regolati dall’interesse e dalla convenienza del momento.
“Se l’mmìdie fosse rùggne, s’aggneràsse Bare e tùtte Medùggne.”
Se l’invidia fosse rogna, si empirebbbe Bari e tutta Modugno. Un modo colorito per dire che l’invidia è diffusissima. Modugno, comune limitrofo a Bari, viene tirato in ballo per amplificare il concetto.
Come usare i proverbi baresi (senza sembrare ridicoli)
Prima di lanciarti in citazioni dialettali, qualche consiglio pratico.
Non forzare. Un proverbio barese funziona solo se calza a pennello con la situazione. Usarlo a sproposito è peggio che non usarlo affatto.
Conosci il tuo pubblico. Se parli con baresi doc, il dialetto è d’obbligo. Con altri, meglio la versione italiana.
Il tono fa tutto. I proverbi baresi vanno pronunciati con un certo distacco ironico, quasi buttati lì, come se fossero ovvietà universali.
Spiega se necessario. Non c’è niente di male a tradurre. L’importante è che il messaggio arrivi.
La saggezza che non invecchia
I detti baresi sono più di semplici frasi. Sono finestre su un mondo che sta scomparendo, su una Bari che viveva di pesca e commercio, di famiglie allargate e vicini invadenti, di amori combinati e furbizie quotidiane.
Eppure, anche se quel mondo non c’è più, la saggezza che ha prodotto resta sorprendentemente attuale. L’amicizia è ancora complicata. L’amore fugge ancora dalla povertà. I parenti stretti continuano a fare male come le scarpe scomode. E chi divide continua a prendersi la parte migliore.
La prossima volta che tua nonna (o tuo nonno, o tuo zio, o quella signora al mercato) ti spara un proverbio in dialetto, non liquidarlo come roba vecchia. Fermati un attimo. Decodificalo. Probabilmente sta cercando di dirti qualcosa che i libri di self-help vendono a caro prezzo.
E lei, quella saggezza, te la sta regalando.









