Pensaci un attimo: inauguriamo i monumenti a Bari con fanfare, discorsi solenni e tagli di nastro, poi — puntualmente — ce ne dimentichiamo. Passiamo loro accanto ogni giorno senza alzare lo sguardo, li usiamo come punto di riferimento per gli appuntamenti (“ci vediamo sotto il cavallo”, diciamo, senza avere la minima idea di chi sia il cavaliere), lasciamo che i piccioni le trasformino in parcheggi e i bambini in giochi da arrampicata. È una specie di ingratitudine collettiva, se ci pensi.
Da questo punto di vista, Bari non fa eccezione. Anzi, forse fa peggio. Questa città — che ha vissuto dominazioni bizantine, normanne, sveve, angioine, aragonesi e borboniche — possiede un patrimonio di monumenti che racconta secoli di storia, eppure la maggior parte dei baresi non saprebbe dirti chi sia quel signore in bronzo che li guarda dal piedistallo mentre mangiano un panzerotto in piazza del Ferrarese.
In questo viaggio — perché di viaggio si tratta — ti porterò a scoprire i volti di pietra e bronzo che abitano Bari: dalla Colonna della Giustizia di piazza Mercantile, con il suo leone che da secoli custodisce segreti medievali, alla monumentale statua di Umberto I di Savoia che domina l’omonima piazza. Incontreremo Cesare Battisti, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Massari e il Maresciallo Armando Diaz. Ti racconterò della statua di San Nicola donata dai russi — sì, proprio quella che ha fatto tanto discutere — e del Monumento alla Donna Universale sul lungomare, una scultura che pochi conoscono ma che merita decisamente più attenzione.
Preparati: dopo questa lettura, non guarderai più Bari allo stesso modo. E forse, la prossima volta che passerai sotto una di queste statue, alzerai finalmente gli occhi. O almeno saprai chi ringraziare per quel po’ d’ombra.
La Colonna della Giustizia: quando Bari puniva pubblicamente i cattivi pagatori

Se oggi sui gradini della Colonna Infame in piazza Mercantile siedono ragazzi con birre e panzerotti, qualche secolo fa le persone cercavano di starci il più lontano possibile. Questo angolo pittoresco di Bari Vecchia, oggi meta irrinunciabile di turisti e baresi in cerca di aperitivo, nasconde una storia decisamente meno allegra.
Il monumento che vedi — una colonna di marmo bianco sormontata da una sfera, con un leone di pietra accovacciato ai piedi — era una gogna. Qui i debitori insolventi, i falliti e i bancarottieri venivano esposti al pubblico ludibrio. Secondo alcune fonti, i malcapitati venivano svestiti dalla cinta in giù e fatti sedere a cavalcioni sul leone, con il fondoschiena rivolto agli spettatori e le mani legate al pilastro. Una scena che oggi farebbe inorridire, ma che nel Cinquecento era considerata giustizia.
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Un leone con mille misteri

Il leone è la parte più affascinante — e controversa — di questo complesso scultoreo. Sul suo collare è incisa la scritta latina “Custos Iusticie” (custode della giustizia), ma la sua origine ha fatto litigare gli storici per secoli.
Il padre gesuita Antonio Beatillo, nella sua “Historia di Bari” del 1637, era convinto che si trattasse di una versione del Leone di San Marco, omaggio ai veneziani che nel 1002 avevano liberato Bari dai Saraceni. Ipotesi romantica, ma probabilmente sbagliata: il leone veneziano ha le ali e poggia la zampa su un libro, mentre il nostro è decisamente più terracqueo.
Gli studi più recenti raccontano una storia diversa e ancora più antica. Il leone sarebbe in realtà una scultura funeraria romano-apula, realizzata intorno al I secolo a.C., successivamente riutilizzata in epoca normanna come simbolo del potere regio. Lo scudo che stringe tra le zampe anteriori — oggi quasi illeggibile — potrebbe aver portato lo stemma degli Altavilla, i signori normanni di Sicilia e Puglia.
La colonna vera e propria fu invece aggiunta nel Cinquecento per volere di Pietro di Toledo, viceré spagnolo, trasformando quello che era un simbolo di potere in uno strumento di umiliazione pubblica. Una metamorfosi che racconta molto di come il significato dei monumenti cambi con i secoli — e con chi detiene il potere.
Dove trovarla? Piazza Mercantile, angolo ovest, Bari Vecchia. Non puoi sbagliarti: è quella con il leone e i ragazzi seduti sui gradini.
I monumenti del centro murattiano: re, patrioti e sindaci dimenticati
Lasciamo Bari Vecchia e attraversiamo corso Vittorio Emanuele per entrare nel cuore del centro murattiano, quella griglia di strade ortogonali voluta da Gioacchino Murat all’inizio dell’Ottocento. Qui le statue cambiano carattere: niente più leoni medievali, ma re a cavallo, busti di patrioti e figure del Risorgimento italiano.
Monumento a Umberto I di Savoia

È impossibile non notarla. La statua equestre di Umberto I domina piazza Umberto con i suoi quasi cinque metri di altezza — statua e piedistallo inclusi. Il re, in sella al suo destriero, sembra sul punto di spiccare un balzo verso via Sparano, con lo sguardo austero rivolto verso l’Ateneo e le folle di studenti e passanti che affollano quella che oggi è una delle vie commerciali più frequentate della città.
Umberto I regnò dal 1878 al 1900, quando fu assassinato a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci. La sua morte scosse l’Italia, e le città del regno — Bari compresa — vollero onorarlo con monumenti imponenti. Quello barese è realizzato in bronzo su una colonna di pietra alta otto metri, e rappresenta il re in tenuta militare con la sciabola al fianco.
Dove si trova questo monumento? Piazza Umberto I, all’incrocio con via Sparano. È il punto di ritrovo per eccellenza dei baresi.
Monumento a Niccolò Piccinni

Di tutte le statue baresi, quella di Niccolò Piccinni è forse quella con la collocazione più azzeccata: piazzata proprio di fronte al teatro che porta il suo nome, in piazza del Teatro. È come se qualcuno, per una volta, avesse pensato che il soggetto e il contesto dovessero avere un senso insieme.
Piccinni (1728-1800) fu uno dei compositori più celebri del Settecento europeo, nato proprio a Bari in un’epoca in cui la città non era esattamente il centro del mondo musicale. Eppure questo barese doc conquistò Napoli, poi Parigi, dove finì invischiato in una delle polemiche musicali più feroci del secolo: la cosiddetta “querelle” tra i suoi sostenitori (i piccinnisti) e quelli di Gluck (i gluckisti). Una specie di guerra tra bande, ma con parrucche incipriate e partiture al posto delle catene.
La sua opera più famosa, “La Cecchina ossia La buona figliuola”, fece il giro d’Europa e venne rappresentata in tutti i teatri che contavano. Morì a Passy, vicino Parigi, dimenticato e in povertà — come succede a troppi artisti — ma almeno Bari ha avuto la decenza di dedicargli un teatro e una statua. Il monumento, opera dello scultore Gaetano Fiore, lo ritrae in piedi con lo sguardo rivolto verso quel teatro che ogni sera si illumina portando il suo nome.
Dove si trova questo monumento? Piazza del Teatro, di fronte al Teatro Piccinni. Non puoi sbagliarti: è l’unico signore in bronzo che sembra aspettare l’inizio dello spettacolo.
Monumento a Cesare Battisti

Rispetto alla maestosità di Umberto I, il busto di Cesare Battisti nell’omonima piazza è decisamente più modesto. Eppure racconta una storia che vale la pena conoscere.
Battisti fu un irredentista trentino, giornalista e politico, che lottò per l’annessione delle terre italiane sotto dominio austro-ungarico. Durante la Prima Guerra Mondiale, disertò l’esercito austriaco per arruolarsi in quello italiano. Catturato dagli austriaci nel 1916, fu processato per alto tradimento e impiccato nel Castello del Buonconsiglio a Trento. Aveva 41 anni.
La statua barese lo ritrae con il volto leggermente piegato verso destra, in direzione della Facoltà di Giurisprudenza. Un dettaglio che qualcuno potrebbe trovare simbolico, considerando che Battisti fu anche deputato al Parlamento di Vienna prima della guerra.
Dove si trova questo monumento? Piazza Cesare Battisti, di fronte all’ex Palazzo delle Poste.
Monumento a Giuseppe Capruzzi

Se c’è un monumento che incarna perfettamente il destino delle statue dimenticate, è quello dedicato a Giuseppe Capruzzi. Posizionato in corso Vittorio Emanuele, a sinistra dell’ingresso principale di piazza Garibaldi, il povero Capruzzi si ritrova sotto un albero, circondato da volatili che lo usano come posatoio, a presidiare un angolo che nessuno guarda mai.
Eppure Capruzzi fu sindaco di Bari dal 1887 al 1890, in un periodo cruciale per lo sviluppo della città. Merita forse qualche attenzione in più, o almeno una pulizia periodica.
Dove si trova questo monumento? Corso Vittorio Emanuele, all’interno del giardino di piazza Garibaldi.
Monumento a Pietro Ravanas

In Piazza Garibaldi a Bari, tra il verde dei giardini e l’andirivieni cittadino, sorge il monumento dedicato a Pietro Ravanas (1796-1870), figura cardine per l’economia e l’innovazione della Puglia ottocentesca. L’opera celebra l’imprenditore di origine francese che rivoluzionò l’industria olearia introducendo la pressa idraulica e nuovi metodi di raffinazione, trasformando l’olio pugliese da combustibile per lampade a prodotto alimentare d’eccellenza apprezzato in tutta Europa. La statua lo ritrae in un atteggiamento fiero e intellettuale, simbolo di una Bari che, in pieno Risorgimento, guardava al progresso tecnologico e all’apertura internazionale. Collocata in una delle piazze più “eleganti “veraci” della città, la scultura non è solo un omaggio all’uomo, ma un promemoria storico della vocazione agricola e commerciale del territorio barese.
Le figure religiose: santi e beate di corso Cavour
Spostandoci verso corso Cavour, nei giardinetti di fronte alla Camera di Commercio, incontriamo due statue dedicate a figure religiose: Madre Teresa Gimma e San Filippo Smaldone. Due storie molto diverse, unite dalla devozione e dalla canonizzazione.
Monumento a Madre Teresa Gimma

Teresa Gimma (1880-1948) fu una carmelitana scalza, beatificata da Papa Benedetto XVI il 18 marzo 2006. Fondatrice del Monastero Santa Teresa Nuova, discendeva dalla nobile famiglia dei Gimma e visse una vita monastica tutt’altro che tranquilla.
La sua storia include un omicidio in famiglia — un cugino ucciso — accuse infondate da parte di alcune consorelle, e un’inchiesta che la portò alla rimozione dall’incarico di priora. Solo dopo la morte, una delle accusatrici confessò in una lettera di aver mentito. Una vicenda da romanzo, che ha trovato il suo epilogo nella beatificazione.
Monumento a San Filippo Smaldone

Filippo Smaldone (1848-1923) nacque a Napoli ma la sua opera si sviluppò nel Sud Italia, in particolare in Puglia. Fu il primo santo nato a Napoli, canonizzato da Papa Benedetto XVI nel 2006.
La sua vocazione fu quella di maestro dei sordi. Nel 1885 fondò a Lecce la Congregazione delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori, dedicata all’educazione dei sordomuti. Fu proprio il racconto di una suora — che affermò di aver ricevuto un miracolo da San Filippo Smaldone — a risultare decisivo per il processo di canonizzazione.
Dove trovare questi monumenti? Giardinetti di corso Cavour, di fronte alla Camera di Commercio.
I monumenti militari e patriottici: il Risorgimento sul lungomare
Il lungomare di Bari non è solo uno dei più belli d’Italia — e su questo i baresi non accettano discussioni — ma anche una galleria a cielo aperto di monumenti dedicati alle figure del Risorgimento e delle guerre mondiali.
Il 51° Battaglione Bersaglieri A.U.C.

In via Sabino Fiorese, su una piccola zolla di terra, si erge una colonna di marmo con una targa bronzea dedicata al 51° Battaglione Bersaglieri A.U.C. È un dono che i Bersaglieri di Bari fecero alla città il 26 maggio 1984.
Il volto dell’uomo rappresentato — col classico cappello dalle lunghe piume, poggiato su un lato — sembra stia urlando o, più probabilmente, ammonendo qualcuno. L’opera fu realizzata dallo scultore toscano Araldo Galleni di Pietrasanta.
Monumento a Giuseppe Massari

In largo Eroi del Mare, la scultura di Giuseppe Massari fa da apripista a quelle successive. Fresca di restauro — avvenuto nel 2013 — l’opera fu realizzata dall’artista Giulio Tadolini su commissione delle Società Operaie di Bari.
Massari nacque a Taranto nel 1821 e morì nel 1884. Fu uno dei protagonisti del Risorgimento italiano: frequentò per diversi anni i salotti parigini, fu amico intimo di Cavour, e si occupò delle aspre repressioni dei briganti nell’Italia meridionale.
Monumento a Giuseppe Mazzini

Sempre in largo Eroi del Mare, interamente in marmo e decisamente più seria e severa, si trova la statua di Giuseppe Mazzini. Fu la città di Carrara a donarla a Bari il 10 marzo 1952, in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla morte del grande pensatore della Giovine Italia.
Mazzini (1805-1872) fu il teorico dell’Unità d’Italia, colui che immaginò una nazione unita quando questa sembrava un’utopia. Visse gran parte della vita da latitante, perseguitato da mezza Europa per le sue idee rivoluzionarie.
I monumenti ad Araldo di Crollalanza e Armando Perotti


Nello stesso giardino’altro giardinetto del lungomare di fronte al porticciolo di Nderr a la lanz, quasi uno accanto all’altro, troviamo i mezzi busti di Araldo di Crollalanza e Armando Perotti.
Crollalanza (1892-1986) fu una figura controversa: politico e giornalista durante il Fascismo, fu podestà di Bari e poi ministro dei Lavori Pubblici. Originario di una famiglia nobiliare di Bitetto, promosse — tra le altre cose — i lavori di riqualificazione del lungomare, che oggi porta proprio il suo nome.
Perotti (1865-1924) fu invece poeta e storico della Puglia. Scrisse oltre duecento articoli per 22 testate giornalistiche, appassionandosi di toponomastica, tradizioni del territorio, usanze e dialetti. La sua opera più conosciuta è “Bari dei nostri nonni”, uscita postuma nel 1975. Il suo mezzo busto, consumato dal tempo, ha assunto un curioso colore verde azzurro.
Monumento ad Armando Diaz sul lungomare di Bari

In largo Diaz troviamo infine la statua del Maresciallo Armando Diaz (1861-1928), napoletano di nascita ma italiano di gloria. Fu il comandante supremo dell’esercito italiano nella Prima Guerra Mondiale, quello che firmò il celebre Bollettino della Vittoria il 4 novembre 1918.
Sul piedistallo del monumento si leggono le parole: “Al maresciallo Armando Diaz, Duca della Vittoria”. L’opera fu realizzata dall’artista molfettese Giulio Cozzoli.
Dove trovare questi monumenti di Bari? Tutti questi monumenti si trovano sul lungomare, tra largo Eroi del Mare e largo Diaz.
I monumenti “moderni”: doni internazionali e sculture contemporanee
Non tutti i monumenti baresi risalgono all’Ottocento o al primo Novecento. Alcuni sono arrivati molto più di recente, portando con sé storie di diplomazia, devozione religiosa e, in qualche caso, polemiche.
La statua di San Nicola: il dono russo che divide

Sul piazzale antistante la Basilica di San Nicola, non puoi non notare l’imponente statua bronzea di San Nicola Taumaturgo. Alta diversi metri, raffigura il santo patrono di Bari in abiti vescovili, con lo sguardo rivolto verso la sua Basilica.
La storia di questa statua è un intreccio di religione, diplomazia e — più recentemente — geopolitica. L’opera fu donata alla città nel 2003 dalla Federazione Russa, per volere del Patriarca di Mosca Alessio II. A realizzarla fu lo scultore russo-georgiano Zurab Tsereteli, figura centrale dell’arte sovietica e post-sovietica.
La genesi del dono è degna di un romanzo diplomatico. L’allora sindaco di Bari, Simeone Di Cagno Abbrescia, racconta di essere stato invitato durante una visita privata a San Pietroburgo in un capannone dove gli fu mostrata la statua — originariamente destinata a un’altra città russa — con la proposta di donarla a Bari. Il patriarcato ortodosso volle fortemente che San Nicola tornasse, in qualche modo, nella città che custodisce le sue reliquie dal 1087.
Nel 2007, Vladimir Putin visitò Bari per un vertice intergovernativo con l’allora premier Romano Prodi, e aggiunse alla statua una targa bilingue con una dedica ai cittadini baresi. Le parole parlano di “legami plurisecolari” tra i due paesi e di “costante aspirazione dei popoli al consolidamento dell’amicizia e della cooperazione”.
Con lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022, la statua è diventata oggetto di polemiche. Una petizione su Change.org ha raccolto oltre 17.000 firme per chiedere la rimozione della targa firmata da Putin, mentre alcuni hanno proposto addirittura lo spostamento dell’intera scultura.
Il rettore della Basilica, padre Giovanni Distante, ha risposto con fermezza: “Quella statua è un segno di un evento storico e gli eventi storici non possono essere cancellati”. San Nicola, del resto, è venerato sia dai cattolici che dagli ortodossi, e la sua figura rappresenta da sempre un ponte di dialogo ecumenico tra Oriente e Occidente — un ruolo che Papa Francesco ha riconosciuto definendo Bari “la capitale dell’unità della Chiesa”.
Dove trovare il monumento russo di San Nicola? Piazza San Nicola, davanti alla Basilica, Bari Vecchia. È impossibile non vederla.
Il monumento alla Donna Universale

Sul lungomare Imperatore Augusto, nei pressi del Fortino di Sant’Antonio, si trova una scultura che pochi conoscono ma che merita una visita: il Monumento alla Donna Universale, opera dello scultore Mario Piergiovanni, donata dal Lions Club Bari Host.
La statua rappresenta una figura femminile chiamata “Donna d’Acqua”, simbolo della donna universale in tutte le sue declinazioni. Una lapide alla base ne spiega il significato con parole che vale la pena riportare: la donna come “Sposa”, custode del focolare e delle antiche memorie; come “Mater amorosa” che conforta nei momenti difficili e incita alle grandi imprese; come “Mater dolorosa” che soffre in silenzio le pene della solitudine e l’ansia per i figli lontani, emigrati in terre straniere.
È un monumento che parla di emigrazione, di attesa, di sacrificio — temi che a Bari, città di partenze e ritorni, hanno un significato particolare. E il fatto che sia dedicato alla donna lo rende unico nel panorama monumentale della città, dominato da figure maschili in uniforme.
Dove si trova il monumento? Lungomare Imperatore Augusto, nei pressi del Fortino.
I monumenti di Bari “nascosti”: tesori da cercare
Per completare il nostro viaggio, ecco alcuni monumenti che richiedono un po’ più di attenzione per essere trovate — ma che valgono la deviazione.
Il monumento di Nicola I Petrovic

Camminando verso il mare, sempre sul corso, si trova nascosto tra le palme il più modesto monumento dedicato a Nicola I Petrovic, re del Montenegro. Vissuto tra il 1841 e il 1921, fu il fondatore e primo sovrano in assoluto del Montenegro.
Ma cosa c’entra un re montenegrino con Bari? La risposta sta in sua figlia Elena, che nel 1896 sposò Vittorio Emanuele III diventando regina d’Italia. La vicinanza del Montenegro con Bari — e forse un certo affetto popolare — valse al re l’appellativo barese di “zzi Nicole” (zio Nicola).
Statua del cavallo alato (Dondialetto)

Infine, lo storico Gigi De Santis ci racconta di una scultura particolare: il Dondialetto, un cavallo alato realizzato dall’artista abruzzese Mario Ceroli. La sua costruzione è databile intorno al 1985, anche se giunse a Bari solo nel 2003.
Ceroli è lo stesso artista che ha realizzato il famoso cavallo alato davanti alla sede Rai di Saxa Rubra a Roma. L’opera barese è di proprietà della ex Banca Popolare di Bari — il che spiega la sua collocazione meno “pubblica” rispetto agli altri monumenti.
Conclusione: impara a guardare Bari con occhi nuovi
Siamo arrivati alla fine di questo viaggio tra i monumenti di Bari, e spero di averti convinto di una cosa: le statue non sono solo arredo urbano. Sono memoria collettiva, sono storie di pietra e bronzo, sono i custodi silenziosi di una città che ha attraversato secoli di storia — e che troppo spesso si dimentica di guardarli.
La prossima volta che attraverserai piazza Umberto, magari fermati un secondo sotto Re Umberto I. Quando passerai da piazza Mercantile per l’aperitivo, dai un’occhiata al leone della Colonna Infame — e pensa a quanti poveri debitori hanno subito la sua “giustizia”. E se capiti davanti alla Basilica di San Nicola, osserva la statua donata dai russi: al di là delle polemiche, è un simbolo di quanto San Nicola unisca popoli diversi da secoli.
Le statue ci guardano da sempre. Forse è ora che iniziamo a ricambiare lo sguardo.









